3.2 Performance e happening, la ricerca dell’irripetibilità

Dall’eredità dei Merzbau di Schwitters, dei collage e degli assemblage dada e neodada, dagli spettacoli futuristi e dadaisti e dall’influenza dei ready-made di Marcel Duchamp, della musica indeterminata di John Cage, e dell’action painting prese vita alla fine degli anni Cinquanta l’Happening.
Una nuova arte performativa, caratterizzata principalmente dal suo aspetto “istantaneo” che mette in particolare risalto il momento dell’accadere dell’evento ed il contesto ambientale in cui questo viene collocato.

John Cage

The experimental composer John Cage plays
 a children’s piano.  
© Ben Martin/Time Life Pictures/Getty Images

Allan Kaprow (che ne spartisce con John Cage la paternità) , approdato all’happening dopo essere passato per l’assemblage, l’action collage e l’environment, nel definirne i quattro punti imperativi individua per prima
« la “quiddità” immediata di ogni azione, semplice o complessa, priva cioè di qualsiasi altro significato al di là della semplice immadiatezza di quanto si verifica. Questo “essere dell’azione” fisico, sensibile, tangibile, è per me molto importante» (14)

Nel suo scritto Gli happening sulla scena newyorkese (1961), nel definire le differenze tra happening e teatro definisce il primo come un evento realmente partecipativo e non strutturato, non scritto e non convenzionale, avente forma aperta e fluida, passibile negli oggetti di cui si compone, di modifiche non prevedibili. L’happening inoltre, dà importanza all’apparato non verbale e al contesto  (il luogo della rappresentazione) inteso come “atmosfera globale” e si consuma infine, nell’unica occasione in cui si presenta, non essendo riproducibile né l’esperienza né il caso.(15)
Il caso assente nel teatro tradizionale diviene così elemento costitutivo dell’happening e parola chiave nella sua ricerca dell’irripetibilità. Ogni atto, essendo fondato su elementi così aleatori da non poter in nessun modo essere ricreati diventa così unico e contemporaneamente vive e si esaurisce nel solo momento in cui viene performato.
Nel contesto di continue ricerche sperimentali, influenzata dall’happening, dall’arte concettuale e dal minimalismo ed ancora dalla Bauhaus, dal teatro orientale, dai Surrealisti e dalle teorie di Antonin Artaud prenderà vita, tra gli anni Cinquanta e Settanta, la performance art.

Alan Kaprow

Alan Kaprow. Da www.metmuseum.org

Si parla anche in questo caso di “evento” e non di spettacolo, di replica. La performance, così come l’happening guarda in primo luogo all’immediato, all’istantaneo, all’improvvisato, al caso. Nessun atto

viene ripetuto. Ogni gesto, ogni azione, ogni suono, ogni situazione si estingue nel momento stesso in cui essa viene compiuta.
Sebbene molto spesso queste opere siano accompagnate da una documentazione video o fotografica, rivedere tali performance su un supporto non sarà mai riviverle. Il video non potrà essere ripetizione dell’evento in quanto ad esso mancheranno tutta una serie di dettagli dei quali hanno invece avuto esperienza i veri “spettatori”. Essi inoltre hanno spesso avuto la possibilità di intervenire nell’opera, di mutarne il corso. Un video o un’immagine sottraggono all’evento quel carattere di opera aperta che è invece proprio della ricerca di questo periodo.

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(14) A.Kaprow, Happening, in A.M. Monteverdi Il laboratorio teatrale delle avanguardie
(15) A.M. Monteverdi Il laboratorio teatrale delle avanguardie


Una Risposta to “3.2 Performance e happening, la ricerca dell’irripetibilità”

  1. sì.. credo che lo spettatore più di ogni altra cosa sia ciò che caratterizza l’happening e la performance in quanto tali. lo spettatore è un privilegiato, è artista, può intervenire e ovviamente, quello spettatore rende unica quella performance. l’interazione, questo a mio avviso caratterizza la performance. non c’è un palcoscenico.

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