4. SOUND LOOPS
Le origini sonore del loop e gli sviluppi successivi.
Il loop musicale consiste tecnicamente nella ripetizione meccanica di un frammento registrato, sia esso una sequenza di suoni prodotti da strumenti musicali oppure un qualsiasi altro elemento sonoro non strumentale. Nel primo caso si ottiene una melodia potenzialmente infinita, nel secondo si ottiene invece l’effetto di far emergere le qualità musicali dell’elemento sonoro, dato dal suo ascolto ripetuto che porta gradualmente a dimenticare le sue origini ed il suo contesto reale.(1)
Musicalmente il loop trova la sua prima applicazione per così dire “cosciente” nell’ambito dei lavori sperimentali di musique concrète di Pierre Schaeffer, strettamente legati all’avvento dei mezzi di registrazione e di riproduzione audio. Unitamente alle influenze della musica extraeuropea (soprattutto orientale), la ciclicità del loop, se non la sua ripetizione meccanica, veniva inoltre assorbita sia da alcuni sperimentatori della musica contemporanea, come Steve Reich, Terry Riley, Philipp Glass, sia in ambito popular.
Il brano Baba O’Riley degli Who e We did it again nel Volume One dei Soft Machine costituiscono a tal proposito un ottimo esempio di ripetizioni cicliche con alcune varianti.
Il titolo degli Who non è casuale: fu proprio Terry Riley che, con alcune delle proprie esperienze, spinse altri musicisti ad approfondire le potenzialità dell’impiego del loop in ambito musicale.
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(1) Cfr. L.Camilleri, Loop, trasformazioni e spazio sonoro

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