5. NET ART LOOPS
Il loop nell’arte della rete
La net.art è un fenomeno abbastanza complesso spesso tradotto con la definizione “arte di fare network” (in opposizione ad un’idea della rete come mezzo per veicolare e diffondere l’arte). Il termine, che come un ready made si autocreò «per opera di un pezzo di software malfunzionante» (1), fu utilizzato per la prima volta da Vuk Cosic nel 1995, e andò ad identificare una pratica artistica che vedeva la rete come fulcro di tutte le proprie creazioni.
Essa non si serve della rete come strumento di diffusione ma come oggetto di indagine per quanto riguarda le comunicazioni molti-a-molti possibili nel suo ambiente. Ne sperimenta possibilità e limiti. Ne fa «materiale e strumento di produzione»(2).
In un contesto in cui i tradizionali concetti di autore, opera e fruitore (ed i rapporti tra essi) risultano irrimediabilmente mutati le opere raramente possono essere definite oggetti identificabili o finiti.
Fortemente legata all’informatica e all’arte digitale in genere, essa si presenta come una forma d’arte spesso riflessiva ed autoreferenziale per il suo interesse primario verso se stessa, la rete appunto. Forse proprio per questo motivo essa ci offre un incredibile numero di opere fondate su loop sonori o visivi, sulla ripetizione di immagini e oggetti, su strutture paradossalmente cicliche, su processi che prevedono la costante reiterazione.
In un ambiente particolarmente libero da schemi culturali e da limiti tecnici la ciclicità assume quindi forme nuove, variazioni del tutto originali e inaspettate.
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(1) Cit. Alexei Shulgin in NET.ART
(2) Cit. NET.ART (Vedi Fonti)

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