6.1 Il rapporto originario tra cinema e loop

Tornare indietro, alle origini del cinema, ed esattamente al periodo in cui numerosi inventori, fotografi e scienziati, americani ed europei, dedicavano ogni loro sforzo alla ricerca del movimento -della sua rappresentazione così come della sua scomposizione e riproduzione- è molto interessante per la nostra analisi rispetto all’utilizzo del loop.
Nel periodo che precedette la prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière, nel 1895, furono numerosissimi gli esperimenti che tentarono di riprodurre immagini in movimento. Così come era stato per “l’invenzione” della fotografia, una serie di ricerche, effettuate separatamente e da persone diverse ma tutte nella stessa direzione, si influenzarono l’una con l’altra, migliorandosi, fino a giungere alla nascita della settima arte.
Sebbene gli strumenti di questa epoca fossero legati a ricerche scientifiche e fotografiche, molti di essi erano, o furono considerati, giocattoli popolari. Nel corso del diciassettesimo secolo già era in uso la Lanterna Magica, uno strumento di semplice utilizzo simile ad un proiettore per diapositive. Inventata, sembra, dal matematico, astronomo e fisico olandese Christiaan Huygens l’apparecchio proiettava i disegni inseriti nella macchina su una parete o su uno schermo. La lanterna fu utilizzata sia per scopi educativi sia d’intrattenimento.

Lantrena Magica

Lanterna Magica, imFigura tratta da A.Ganot 1876.
Da www.parcodelseminario.it

Con il tempo si capì che oltre alla semplice proiezione di immagini statiche si poteva tentare di riprodurre il movimento con una serie di immagini in sequenza. Nel frattempo, l’invenzione della fotografia nel 1826 ad opera di Joseph-Nicéphore Niepce pose le basi per l’invenzione del Cinematografo: unendo la proiezione delle immagini alla fotografia sarebbe stato possibile riprodurre la realtà, ma altre sperimentazioni erano necessarie ancora perchè si potesse giungere a questa intuizione.
La Lanterna Magica, tra i precursori del cinema fu uno dei pochi strumenti a non essere legato al loop: le lastre con i disegni venivano inserite in una fessura e una volta giunti alla fine della lastra era necessario estrarre di nuovo la lastra per reinserirla (o per inserirne una diversa). Ad essa seguirono però, nel corso del diciottesimo secolo, una serie di strumenti, che facevano del ciclo e della ripetizione uno dei principii base per il loro funzionamento.
Nel 1826 l’astronomo John Herschel inventò il Thaumatrope (Taumatropio), un giocattolo di illusione ottica che conobbe grandissima popolarità.

Thaumatrope

Thaumatrope di John Herschel,
da www.orianit.edu-negev.gov.il

Un dischetto di cartone, legato alle estremità laterali con due fili e con un’immagine disegnata su ogni lato del disco -pensata in modo tale che possa fondersi con l’altra- riproduceva, grazie ad un’illusione ottica dovuta alla persistenza della visione (1), un’unica immagine in cui i due lati apparivano sovrapposti.

Sebbene anche questo strumento sembri poco avere a che fare con il loop, esso non solo collaborò a porre le basi per la nascita del Cinematografo (per il quale la persistenza della visione sarà un principio chiave) ma si avvicinò comunque alla ripetizione, se non al ciclo, utilizzandola come mezzo per riprodurre l’illusione.

Nel 1832 il fisico belga Joseph Plateau e i suoi figli introdussero il Phenakistoscope (Fenachistoscopio) a Bruxelles ed indipendentemente, nello stesso anno Simon von Stampler presentò a Vienna il suo Stroboscope.

Phenakistoscope

Phenakistoscope di J. Plateau, da www.dkimages.com

Entrambi gli strumenti avevano lo stesso principio di funzionamento: di nuovo sfruttando il principio della persistenza della visione, l’illusione del movimento veniva ricreata grazie a due dischi, montati sullo stesso asse. Il primo disco aveva delle fessure vicino al bordo, praticate ad intervalli regolari, attraverso le quali era possibile guardare mentre sul secondo, sempre ad intervalli regolari, erano disegnate immagini in sequenza del movimento in cerchi concentrici. I dischi venivano fatti girare entrambi nella stessa direzione e guardando in uno specchio attraverso le fessure sul primo disco le immagini sul secondo apparivano in movimento.

E’ il primo loop precinematografico. Inconsciamente, nell’adattarsi allo strumento che imponeva brevissime sequenze quasi senza possibilità di una vera e propria narrazione, i disegni sui dischi erano cicli perfetti in cui inizio e fine erano indistinguibili.
Nel 1834 un altro giocattolo d’illusione ottica fu introdotto da William George Horner, lo Zoetrope (Zootropio o Zoetropio), che inizialmente ebbe il nome di Daedalum, “rotella del diavolo”. Questo strumento utilizzava gli stessi principi del Phenakistoscope di Plateau della persistenza della visione ottenuta con l’osservazione delle immagini attraverso delle fessure ad intervalli regolari con la differenza che i disegni erano disegnati su una striscia e non su un disco e che questi venivano fatti girare all’interno di un tamburo.
Non essendo necessario avvicinarsi troppo allo strumento (come lo era invece per l’invenzione di Plateau) furono possibili delle visioni collettive, se pure limitate, che aprirono allo strumento la possibilità di uno sviluppo come proiettore.
Di nuovo la necessaria brevità delle strisce imponeva la rappresentazione di sequenze di pochissimi fotogrammi e così di nuovo si optò per sequenze cicliche che potevano essere viste più volte, per un tempo indeterminato, senza che si perdesse il senso della narrazione o che questa passasse via troppo in fretta.

Zootrope

Zoetrope di W.G. Horner, da www.enciclopedia.com.pt

Nel 1877 Emile Reynaud, apportando una sostanziale modifica allo Zoetrope, mise a punto il Praxinoscope (Prassinoscopio o Praxinoscopio). Lo strumento si basava sullo stesso funzionamento del precedente ma l’innovazione fu la sostituzione delle fessure all’esterno del tamburo con un prisma di specchi, inserito al centro, sui quali le immagini si sarebbero riflesse, migliorando di molto la qualità della riproduzione.PraxinoscopePraxinoscope di E. Reynaud, da www.enciclopedia.com.pt

Reynaud intuì inoltre che proiettando le immagini del prisma su uno specchio e poi su uno schermo avrebbe potuto ottenere dimensioni pari a quelle reali ed inventò così il Teatro Ottico, uno dei precursori che più si avvicina alla nostra concezione di cinema.

E’ curioso notare che con lo sviluppo di strumenti e meccanismi di crescente complessità anche i movimenti, le “storie”, si complicano pur restando sempre dei brevissimi loop. E così non ci si ferma più ad una semplice camminata umana o animale, alla corsa o al salto.. ma si studiano azioni che possono tornare in maniera naturale al punto di partenza e ripetersi infinite volte sempre uguali: una donna che nutre i polli, un diavolo che esce da una scatola.. con la ciclicità si sperimenta e si trovano nuove ed intriganti soluzioni.
Nel frattempo Eadweard Muybridge conduceva esperimenti sulla riproduzione del movimento portando alla luce un pilastro del cinema: è scomponendo l’immagine in fotogrammi che Muybridge riesce ad ottenerne la riproduzione. Nel 1878, finalmente giunto al termine delle sue ricerche, il fotografo inglese riesce a presentare il risultato di cinque anni di tentativi, mostrando al mondo le foto in sequenza di un cavallo al galoppo. Incollando le immagini nello Zoetrope, come invitava a fare lo Scientific American su cui vennero pubblicate in forma di disegni, era possibile vederne l’animazione. Per proiettare le sue fotografie Muybridge mise a punto uno strumento che chiamò Zoogyroscope, o Zoopraxiscope (Zoopraxiscopio). Le sue sequenze, tutte legate al movimento umano e animale, avevano lo scopo di fornire dei modelli per gli artisti ed è forse per questo motivo che non tutte si prestano alla visione in loop, o meglio, sebbene molte siano cicli perfetti di camminata, corsa, galoppo o quant’altro, altre sequenze -pur andando ugualmente in loop- non hanno un aggancio così preciso tra l’inizio e la fine. Tuttavia Muybridge non cercava un giocattolo per il popolo e non è quindi così importante che la visione delle sue sequenze scorra fluida ed ininterrotta, come in altri casi.

Etienne-Jules Marey, fisiologo francese specializzato nella locomozione, ispirato dall’opera del fotografo inglese mise a punto, poco dopo, un apparecchio fotografico capace di imprimere una serie di immagini su un’unica lastra ed ottenne diagrammi di movimento della figura umana o, successivamente, con un apparecchio a lastra mobile, immagini distinte.
Contemporaneamente, in Polonia, Ottomar Anschütz, che aveva stupito il mondo con le sue foto di cicogne in volo, costruì un apparecchio che consentiva di cogliere immagini in sequenza e proiettò le sue fotografie in movimento con un apparecchio che chiamò Tachyscope (Tachiscopio).
Montando le diapositive sul margine di un grande disco che girava dietro ad una lente di un proiettore, mano a mano che ognuna delle diapositive veniva a trovarsi dietro alla lente una scintilla elettrica ne illuminava l’immagine su un piccolo schermo.
Siamo di nuovo di fronte ad uno strumento basato sulla circolarità.
Nell’ultimo decennio del diciannovesimo secolo ci fu una corsa alla sperimentazione che separatamente ma quasi di pari passo portò alla nascita del cinematografo.

Arrivata la soluzione tecnica con l’introduzione della pellicola a rullo(2), il primo sistema a riscuotere il successo del pubblico, in America così come in Europa, fu il Kinetoscope (Cinetoscopio) di Thomas Alva Edison.
Uno scrigno con un oculare nel quale un ciclo continuo di pellicola flessibile, che passava attraverso l’otturatore, era costantmente azionato da un motore elettrico posto tra la lampadina ed un disco rotante a fessure, in modo che la breve sequenza fosse continuamente ripetuta in loop.

Kinetoscope

Kinetoscope di T.A. Edison

Edison ra convinto che ogni invenzione dovesse avere la sua applicazione pratica ed economicamente remunerativa, così si convinse che i suoi film potevano essere utili per insegnare ai lavoratori i compiti ripetitivi della fabbrica. Solo molto tempo dopo comprese che questo sarebbe stato un medium di intrattenimento.
Tutti questi apparecchi, inoltre, nonostante la popolarità non soddisfacevano completamente le richieste del pubblico poichè le immagini erano troppo piccole e potevano essere viste da una sola persona alla volta.
Gli inventori di tutto il mondo progettarono e costruirono proiettori con i quali le pellicole di Edison ed altre potevano essere proiettate su uno schermo, come in una lanterna magica.
Il primo proiettore di immediato successo fu il Cinématographe (Cinematografo) di Louis e Auguste Lumière, con il quale nel 1895 presentarono al Grand Café di Parigi un programma di brevi film, molti dei quali con soggetti pressochè inesistenti: scene rubate alla quotidianeità senza nessun filo conduttore.

Cinematographe, da www.cinematheque.qc.ca

Sul finire del 1896 nelle maggiori città europee e americane le proiezioni con il Vitascope, l’American Biograph, il Theatrograph, il Phototachyscope, il Bioscop, il Kinetoscop ed altri, erano ormai molto diffuse.
Il cinema ebbe uno sviluppo così rapido ed incredibile ed un importanza così grande che in brevissimo tempo divenne un’industria al pari di altri settori produttivi.
Influenzata dalla logica del mercato, dai ritmi produttivi e dalle enormi quantità di denaro destinate alla realizzazione delle pellicole ben presto la ciclicità venne cancellata, relegata alle arti minori e ai cartoon. Vista come qualcosa di negativo, forse proprio per il suo aspetto primitivo che l’aveva così tanto legata agli ormai superati strumenti precinematografici, la ripetizione fu accantonata ed evitata per anni, finchè di nuovo divenne terreno di sperimentazione.

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(1) è la persistenza dell’immagine dovuta alla capacità dell’occhio umano di trattenere l’immagine per qualche frazione di secondo dopo che l’immagine stessa non è più visibile. L’effetto è simile alla latenza.
(2) Veniva inserita nella macchina fotografica e passava da una bobina alimentatrice ad una bobina d’avvolgimento in modo che si potesse sostituire la prima pellicola con una nuova assai rapidamente per esposizioni successive, al ritmo di 16 e anche più al secondo.


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