6.2 Lo sviluppo dell’industria del cinema e l’abbandono della ciclicità

Con la nascita del cinematografo ed il rapidissimo sviluppo che ne seguì il cinema sembrò immediatamente dimenticarsi delle primordiali riproduzioni cicliche del movimento.
Sebbene i primi film proiettati dopo l’invenzione dei fratelli Lumière fossero poco più che scene di vita quotidiana, mostrate ad un pubblico stupito più per le potenzialità del mezzo che per il reale contenuto delle pellicole, non occorse molto tempo perché si cominciasse a sperimentare e a sfruttare il nuovo mezzo di intrattenimento di massa.
Mentre i film di Georges Méliés, padre del cinema fantastico, e di David Griffith si avvicinavano sempre di più al significato moderno di film e mentre l’intuizione della possibilità di enormi affari faceva nascere l’industria del cinema la settima arte si allontanava definitivamente dalla ripetizione e dalla ciclicità con un abbandono di quella struttura ciclica che aveva costretto le origini del cinema alla semplice riproduzione del movimento e che ben presto venne considerata inadatta a qualsiasi tipo di narrazione.

Le Voyage dans la Lune di G. Méliés (1902).

Le voyage dans la lune di G. Meliés, 1902

Il concetto di film come racconto, inteso nel senso di romanzo visivo, si impose a partire dal 1917. Nel fare questo il cinema sembrò accantonare definitivamente l’idea di una possibile sperimentazione delle peculiarità del mezzo, sebbene, qualche anno più tardi, con l’evolversi delle tecniche del montaggio e le ricerche in questo senso l’idea sia stata rimessa in parte in gioco.
Escludendo le ardite sperimentazioni delle avanguardie (storiche e cinematografiche) astrattiste, futuriste, dadaiste, surrealiste, impressioniste che rifiutavano il cinema ordinario con le sue rigide concezioni, il cinema fu, ed in parte è rimasto, legato ad una struttura lineare composta da un inizio, uno sviluppo ed una fine.
Non sono ammesse ripetizioni. La vita è rappresentata come una serie di eventi unici, fatti spesso eclatanti, che non si ripetono (quasi) mai e comunque mai uguali.
La situazione e i personaggi che ci vengono presentati all’inizio sono destinati, attraverso gli eventi che accadranno nello sviluppo, ad un cambiamento. Quando anche si dovesse tornare alla situazione di partenza questa non sarà mai identica alla precedente poiché irrimediabilmente influenzata dagli eventi accaduti.
E’ un meccanismo volto ad ottenere l’attenzione dello spettatore, a farlo emozionare, a divertirlo, ad illuderlo di assistere a qualcosa di unico sebbene quel qualcosa sia il padre di tutte le ripetizioni.
Uno spettacolo viene ripetuto nelle sale di tutto il mondo migliaia e migliaia di volte, eppure, campagne pubblicitarie dai costi esorbitanti riescono a convincere milioni di spettatori dell’unicità dell’evento dell’uscita del film nelle sale.
Ma è questo in fondo che lo spettatore vuole. Lui già vive in una sorta di ciclo in cui ogni giorno è approssimativamente uguale al precedente ed in cui un evento è così prezioso da suscitare la sua più forte emozione ed è  per questo che ricerca l’unicità, l’irripetibilità, cerca quelle emozioni che la vita non può dargli.
La ripetizione spaventa perchè associata a qualcosa di noioso, di negativo, di sbagliato, di poco importante.
Tutte le forme narrative occidentali rappresentano la vita umana come una progressione lineare costituita da numerosi eventi unici.


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