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	<title>NEXT LOOP</title>
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	<description>verso un utilizzo creativo della ripetizione</description>
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		<title>NEXT LOOP</title>
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		<title>Groundhog Day (Ricomincio da Capo) 1993</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 21:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1nce</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[[attenzione: vengono rivelate del tutto o in parte le trame dei film presi in analisi]
 “Groundhog Day” di Harold Ramis. Con Bill Murray, Andie MacDowell, 1993

la trama (tratto da wikipedia.org)
Phil Connors (Bill Murray) è un meteorologo televisivo che si reca nella piccola città di Punxsutawney ( in Pennsylvania, Stati Uniti) per fare un reportage sulla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=35&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"><i>[<i>attenzione: vengono rivelate del tutto o in parte le trame dei film presi in analisi</i>]</i></p>
<p align="center"> <i><b>“Groundhog Day” </b></i>di Harold Ramis. Con Bill Murray, Andie MacDowell, 1993<br />
<a href="http://nextloop.files.wordpress.com/2008/02/groundhog-day-clock.jpg" title="Groundhog Day Clock"><img src="http://nextloop.files.wordpress.com/2008/02/groundhog-day-clock.jpg" alt="Groundhog Day Clock" /></a><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/groundklok2.jpg" title="groundklok2.jpg"><br />
</a><b><i>la trama</i> </b>(tratto da wikipedia.org)<br />
Phil Connors (<i>Bill Murray</i>) è un meteorologo televisivo che si reca nella piccola città di <span class="new">Punxsutawney</span> ( in Pennsylvania, Stati Uniti) per fare un reportage sulla tradizionale ricorrenza del <i>Giorno della Marmotta</i> (che esiste realmente). Qui però rimane intrappolato in un circolo temporale: ogni mattina viene svegliato dalla radio che ripete sempre lo stesso brano, e la giornata è sempre esattamente la stessa. Gli eventi si ripetono esattamente uguali e lui ben presto impara a sfruttarli per passare una giornata stravagante, spendere soldi, conquistare donne. Ma ogni tentativo di sedurre la bella collega Rita (<i>Andie MacDowel</i>l) fallisce invariabilmente.<br />
Questo lo conduce alla depressione e lo porta a tentare il suicidio ripetutamente ed in molti modi, ma il giorno dopo si risveglia comunque, ed è sempre Il giorno della marmotta. Egli si apre a Rita che comunque scettica gli offre il consiglio di dedicare questa vita intrappolata per aiutare il prossimo. Phil capisce così che non può in un singolo giorno &#8211; ovviamente &#8211; aiutare tutti, ma può migliorare sé stesso. Scopre così i suoi talenti e capisce i bisogni altrui, il che lo rende un uomo apprezzato ed amato. Alla fine tutto ciò lo porta ad uscire dall’incantesimo ed trovare finalmente il vero amore.</p>
<p><i><b>il parere della critica<br />
</b>Morando Morandini (Il giorno): </i>Fondata su un paradosso temporale, è una commedia filosofica e sentimentale che racconta di un incubo. (…) Lo spunto di partenza, dovuto a Danny Rubin, appartiene alla categoria delle “idee brillanti”, spesso pericolose, al cinema come a teatro. I meriti di ‘Ricomincio da capo’ non sono soltanto di una sceneggiatura che sa sviluppare fino alle estremeconseguenze l’idea di partenza in tutte le possibili varianti senza cadere quasi mai nel ripetitivo. Sono anche di regia: si vedono nella direzione degli attori, nella sapienza del montaggio e delle sue ellissi.<br />
<i>Alberto Pezzotta (Segno Cinema): </i>ciò che colpisce, del film di Ramis, è il suo inhino &#8211; più che ai modelli degli anni ‘80 come ‘Ritorno al Futuro’ &#8211; al fantastico anni ‘40 come ‘Accadde domani’.</p>
<p align="center"><a href="http://nextloop.files.wordpress.com/2008/02/ricomincio_da_capo_3.jpg" title="ricomincio_da_capo_3.jpg"><img src="http://nextloop.files.wordpress.com/2008/02/ricomincio_da_capo_3.jpg" alt="ricomincio_da_capo_3.jpg" /></a></p>
<p><b> Il film si svolge all’interno di un ciclo temporale: ogni mattina per Phil Connors è lo stesso identico giorno, alla radio viene trasmessa la stessa canzone, fuori dalla finestra succedono le stesse cose, uscendo dall’albergo incontra le stesse persone che gli dicono più o meno le stesse cose..E’ sempre il giorno della marmotta, per strada c’è sempre il solito signore che chiede le elemosina e incontra -ogni volta- il suo vecchio compagno di scuola Ned.. La doccia è sempre gelida e in Tv c’è sempre lo stesso quiz.. e ogni giorno Phil rimane bloccato a <span class="new">Punxsutawney</span></b><b> da una bufera di neve. Phil è in grado di modificare gli eventi e quindi il corso della giornata ma non può uscire dal circolo temporale in cui è intrappolato, almeno finchè non scopre il senso del “dono” che ha ricevuto..</b></p>
<p align="left"><a href="http://www.film.tv.it/dvdcult/pdf/15_il_film.pdf" target="_blank">scheda (pdf)</a><a href="http://roberto.casati.free.fr/casati/articles/articoliweb/soleweb/00Ricominciodacapo.html" target="_blank"><br />
un’analisi approfondita del film</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/nextloop.wordpress.com/35/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/nextloop.wordpress.com/35/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nextloop.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nextloop.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nextloop.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nextloop.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nextloop.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nextloop.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nextloop.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nextloop.wordpress.com/35/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nextloop.wordpress.com/35/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nextloop.wordpress.com/35/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=35&subd=nextloop&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Loop video e altre alternative alla narrativa lienare</title>
		<link>http://nextloop.wordpress.com/2008/02/15/loop-video-e-altre-alternative-alla-narrativa-lienare/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 21:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1nce</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[loop]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[(traduzione di  http://people.bu.edu/rfarnold/Time.htm )

Conferenza stampa, Palm Beach Institute of Contemporary Art, 6 Aprile 2000, in relazione all’esibizione “Making Time: Considering Time as a Material in Contemporary Video &#38; Film.”
Nel suo pezzo per il catalogo dell’esibizione, Peter Wollen descrive molti dei lavori in mostra come opere “ataviche” che richiamano i primordi del cinema, prima che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=27&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><i>(traduzione di  <a href="http://http://people.bu.edu/rfarnold/Time.htm" target="_blank">http://people.bu.edu/rfarnold/Time.htm</a> )</i><b><br />
</b><br />
Conferenza stampa, Palm Beach Institute of Contemporary Art, 6 Aprile 2000, in relazione all’esibizione “Making Time: Considering Time as a Material in Contemporary Video &amp; Film.”</p>
<p>Nel suo pezzo per il catalogo dell’esibizione, Peter Wollen descrive molti dei lavori in mostra come opere “ataviche” che richiamano i primordi del cinema, prima che l’introduzione dell’editing abilitasse il “riordine” narrativo degli eventi che caratterizza il futuro sviluppo dell’arte cinematografica. Voglio sfruttare quest’opportunità per discutere alcune idee sparse circa la relazione di certe tendenze attuali nel cinema e nel video sperimentali e nei primi modi di rappresentazione del tempo.</p>
<p>Entrambi, Wollen e il curatore dell’esibizione Amy Capallazzo suggeriscono, almeno come proposito per la discussione di questa mostra, di evitare di farci prendere dalle specifiche tecniche e dalle differenze storiche tra film e video. Credo sia un idea molto utile perchè ci permette di focalizzarci sulle mutuali caratteristiche di film e video come media basati sul tempo. Da questa prospettiva possiamo intrattenere relazioni e idee riguardanti la rappresentazione del tempo molto addirittura più ampie.<br />
Non solo molti di questi lavori richiamano i film dei fratelli Lumière come pezzi inediti di tempo registrato, molti richiamano addirittura marchingegni precinematografici come il phenakistosopio e lo zootropio i queli presentano un immagine in movimento come un ciclo ripetitivo o “loop”. Il loop fu anche sviluppato come una delle prime alternative al cinema da Thomas Edison sia nel suo Kinetoscopio, che utilizzava un loop di immagini in movimento collegate la fine con la fine (come in Total di Dara Friedman in questa esibizione) e nel suo Mutoscopio, che utilizzava una rotazione di fotografie ferme basandosi sull’idea del flip-book. Queste prime idee e questi primi marchingegni furono eclissati dalle forme dominanti dei film rielaborati e proiettati che rimpiazzarono i cicli ripetitivi con una narrativa lineare strutturata in un inizio, uno sviluppo e una fine.</p>
<p>Comunemente associamo la storia dell’immagine in movimento con le origini del cinema nel tardo 1800, tuttavia è risaputo che ci furono diverse forme di immagini in movimento popolari e di ricerche scientifiche che precedettero lo sviluppo del cinema, come la lanterna magica che mostrava con crescente complessità elementi in movimento e presentazioni di sequenze di immagini, lo zootropio, il phenakistoscopio e il praxinoscopio, che utilizzavano una serie di immagini rotanti con una sorta di otturatore rotante, per creare l’illusione del movimento. Flip books e conematics Kinora, che usavano fotografie fisse sequenziali, pure pre-datarono l’invenzione del cinema. Infatti, si può supporre che la prima proiezione cinematografica, non fu nè quella di Edison nè quella dei fratelli Lumière, ma quella del Zoopraxiscopio di Edweard Muybridge, che utilizzava i suoi fotogrammi sequenziali del movimento umano e animale, stampati su dischi rotanti di vetro, per ricomporre le immagini fisse in un’immagine in movimento, per dimostrare che i suoi fissi rappresentavano accuratamente il movimento. Tutti questi sviluppi “pre-cinematografici” sono solitamente presi in considerazione solo come espressioni parziali di una guida teleologica attraverso il cinema, comunque, interessanti solo come note a piè pagina. Perfino i film dei fratelli Lumière menzionati da Wollen, come “Workers Leaving the Factory” sono spesso visti solo come esempi “primitivi” di un cinema non-ancora completo, che comincerà qualche anno dopo con l’invenzione del montaggio, che permetterà la narrazione di storie complesse. Se tutti questi sviluppi del 19° secolo, che furono poi assunti dall’industria del cinema del 20° secolo, furono solo gradini parziali per il raggiungimento di questo obiettivo, perchè persistono come strategie formali utilizzate e riutilizzate dagli artisti in cerca di alternative a film e televisione dominanti?<br />
Un modo di indirizzare questa domandapotrebbe essere il considerare non solo la natura basata sul tempo dell’immgaine in movimento cehe inizia con l’invenzione del cinema, ma anche la natura del tempo che è stato rappresentato dall’immagine in movimento. In questa prospettiva, uno dovrebbe essere in grado di ripensare lo zootropio della metà del 19° secolo, ad esempio, come qualcos’altro che non sia un parziale gradino verso il cinema, ma un’idea alternativa rispetto a quello che il cinema successivamente è diventato. Lo zootropio ed i numerosi suoi parenti, presentano un’immagine in movimento come un ciclo o “loop” piuttosto che come una progressione lineare che implichi una narrazione. Questa è una concezione diversa del tempo, tempo ripetitivo o ciclico, tempo ritualistico, non tempo storico/narrativo. Può inoltre essere notato che diversamente dal cinema che si sviluppò dopo, nel quale l’interattivià fu limitata all’esperienza psicologica dello spettatore, lo zootropio fu un mezzo altamente interattivo. L’utilizzatore può dare il movimento a diverse velocità, perfino avanti o indietro, per creare l’illusione, e può cambiare le immagini e perfino crearne di proprie. Lo spettatore potrà simultaneamente accorgersi dell’illusione del movimento ed esserne lui stesso la causa materiale. La maggior parte delle teorie del cinema narrativo afferma tuttavia che lo spettatore non deve accorgersi dell’illusione,. Apparentemente, anche i primi creatori di film esplorarono diversi modi di interattività e di temporalità non-lineare: ciclando i film le cui azioni si ripetevano all’infinito e invertendo il movimento del proiettore per vedere le immagini avanti e indietro, guardando, ad esempio, una parete che veniva abbattuta ricostruirsi da sola. Quando l’industria del cinema prese il sopravvento, tuttavia tutte queste alternative furono cancellate dalle richieste della e per la narrazione lineare.I racconti filmici seguiranno un simile percorso narrativo, accantonando queste alternative come aberrazioni e esperimenti falliti.</p>
<p>Tuttavia l’idea di tempo come immagine non inizia con il cinema, e nemmeno con la fotografia. L’interesse impressionista per la rappresentazione della luce porta alla comprensione del fatto che la luce sia un’espressione di tempo (o vice versa). I 20 dipinti della Cattedrale di Rouen di Monet possono essere pensati come una serie di fissi sequenziali che cercando di dipingere letteralmente i cambiamenti luminosi e non la materia della cattedrale stessa.<br />
Ho spesso sognato come potrebbe essere proiettare diapositive di questi dipinti in successione rapida e vedere come cambia il tempo. Il Cubismo e il Futurismo pure manifestarono tentativi di rappresentare il tempo in modi unici, combinando diversi punti di vista diversi piani di movimenti in una singola immagine.</p>
<p>La fotografia, alle sue origini, ebbe una relazione molto diversa con il tempo.La lunga durata dell’otturatore necessaria per avere un’esposizione essenzialmente circoscriveva il tempo lineare…nessun oggetto o persona in movimento poteva essere registrato e perfino le ombre si sarebbero cancellate, per cui la fotografia presentava un’immagine “senza tempo”. La storia tecnologica dei primordi della fotografia era dedicata alla soluzione di questo “problema” allo scopo di permettere al fotografo di fissare letteralmente il tempo. Questo risultato, fu una condizione necessaria del cinema che è, prima di tutto, una riduzione del tempo a una serie di fotogrammi sequenziali… ottenuto da Edweard Muybridge con l’obiettivo opposto al cinema: dividere il movimento naturale (il tempo) in frammenti successivi per una analisi scientifica del movimento. Solo la scomposizione del tempo in una serie di immagini fisse permise la ricustruzione del tempo come un immagine in movimento. Il tempo diventa immagine. L’immagine diventa tempo. Quello che fu ottenuto dal cinema non fu l’immagine in movimento o un media basato sul tempo, perchè questi furono già ottenuti prima in vario modo,ma un media narrativo, che subordina tutte le forme di immagine temporale o in movimento allo scopo di raccontare una storia e scrivere la storia, al prezzo di altri concetti di tempo come la simultaneità, l’eternità, la ciclicità. Bill Viola, un videoartista curiosamente assente da questa mostra, ha scritto qualcosa sull’idea del tempo infinito espresso da una telecamera di sorveglianza di un parcheggio che registra in continuazione il “tempo” senza stacchi o interruzioni, perdendo perfino in percezione. Critici letterari, come Frank Kermode, hanno suggerito che utilizziamo la narrativa per convivere con l’idea del tempo come infinito, per cui la narrativa è una struttura forzatamente imposta al tempo. Secondo Kermode, queste strutture concepite dall’uomo funzionano sia da finzioni, che ci assistono nel nostro domandarci chi siamo e dove andremo a finire, che da miti, che ci danno queste risposte e richiedono la nostra comprensione limitata della loro artificialità, come i film narrativi o la caverna di Plato.</p>
<p>In un brano intitolato “In Plato’s cave” (Nella Caverna di Plato), Susan Sontag avverte che in un mondo sempre più definito dalle immagini, la proliferazione di fotografie (fisse) diminuirà il nostro contatto con la realtà. Altri hanno rimarcato che effettivamente la TV ha già ottenuto questo. Ma la TV, come la pellicola, davvero non è niente di più che una sequenza di fotogrammi fissi di tempo frammentato. Siamo circondati anche da altri generi di immagini fisse, come la pubblicità, che percepiamo troppo lentamente o separatamente per riconoscerli come sequenziali e per cui non riconosciamo la narrativa inerente che manifestano ma che tuttavia può influenzarci (come la relazione tra le pubblicità di moda e i disordini alimentari). Come con l’esempio della conversione dei dipinti di MOnet in immagine in movimento, alcuni dei miei lavori cercano di ri-articolare sequenze di immagini fisse, come cartoline o copertine di romanzi, in immagine in movimento, alterando il tempo della percezione. Come questa straordinaria esibizione chiaramente dimostra, gli artisti riportano la loro attenzione ai diversi modi in cui il tempo può essere rappresentato e di come possiamo essere partecipi, volenti o nolenti, nell’immagine del tempo che percepiamo come vita reale.</p>
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		<title>Nate Harrison, Can I Get An Amen?</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 21:01:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[licenze]]></category>
		<category><![CDATA[loop]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[
-




traduzione italiana
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Sono Nate Harrison,
registrato nell&#8217;inverno 2004.
Vorrei parlare della batteria.
O meglio di un particolare drum beat (ritmo)
Sono sicuro che l&#8217;abbiate già sentito
dozzine di volte prima d&#8217;ora.
E&#8217; una parte onnipresente
del paesaggio sonoro della cultura pop.
E&#8217; stato utilizzato come background
dopo le gang rap degli anni &#8216;80
per il riciclaggio dell&#8217;hip hop
per vendere jeep o jeans
alle periferie americane.Infatti la settimana [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=26&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div align="center"><code><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://nextloop.wordpress.com/2008/02/15/nate-harrison-can-i-get-an-amen/"><img src="http://img.youtube.com/vi/5SaFTm2bcac/2.jpg" alt="" /></a></span></code></div>
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<div align="center"><b>traduzione italiana</b></div>
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<div align="center"></div>
<div align="center"></div>
<div align="center">Sono Nate Harrison,<br />
registrato nell&#8217;inverno 2004.</div>
<div align="center">Vorrei parlare della batteria.<br />
O meglio di un particolare drum beat (ritmo)</div>
<div align="center">Sono sicuro che l&#8217;abbiate già sentito<br />
dozzine di volte prima d&#8217;ora.</div>
<div align="center">E&#8217; una parte onnipresente<br />
del paesaggio sonoro della cultura pop.</div>
<div align="center">E&#8217; stato utilizzato come background<br />
dopo le gang rap degli anni &#8216;80<br />
per il riciclaggio dell&#8217;hip hop<br />
per vendere jeep o jeans<br />
alle periferie americane.Infatti la settimana scorsa<br />
ho visto uno spot<br />
per una compagnia farmaceutica<br />
in cui questo ritmo veniva utilizzato per promuovere<br />
una sorta di pillola viola.E&#8217; stato così tanto utilizzato<br />
che è penetrato oggi<br />
nell&#8217;inconscio audio collettivo;<br />
questo dopo tre o quattro anni (??).</div>
<div align="center">Questo ritmo particolare,<br />
o meglio questo breackbeat<br />
(come lo chiamano per essere più precisi)<br />
o più semplicemente break.<br />
Questo particolare break si chiama l&#8217;Amen.<br />
L&#8217;Amen Break.</p>
<p>Questo break, malgrado la sua popolarità<br />
ed il suo uso negli ultimi dieci anni,<br />
appartiene alla cultura popolare da oltre 40 anni.</p>
<p>L&#8217;Amen Break è un frammento<br />
di una canzone del 1969<br />
dalla quale trae il suo nome<br />
intitolata Amen Brother.</p>
<p>Amen Brother fu registrata<br />
da un gruppo funk-soul<br />
chiamata The Winstons.</p>
<p>Amen Brother è il lato B<br />
di un loro singolo<br />
intitolato Color Him Father.</p>
<p>Color Him Father gli  valso un Grammy Award<br />
facendoli entrare tra i primi 100 del 1969.</p>
<p>E&#8217; probabilmente il titolo<br />
per il quale la band è meno conosciuta.</p>
<p>Tuttavia è il lato B<br />
Amen Brother<br />
che contiene il famoso break,<br />
giusto nel mezzo della canzone,<br />
cosa che lo rende perfetto da campionare.</p>
<p>Dunque, Amen Brother è stato registrato,<br />
è uscito, è stato suonato,<br />
poi è scomparso.</p>
<p>Non c&#8217;è ninete di particolarmente interessante in questo.</p>
<p>Tuttavia il loop della batteria<br />
nel mezzo della canzone<br />
e stato resuscitato<br />
dall&#8217;apparizione del campionatore<br />
negli anni 90.</p>
<p>Giusto una digressione sul campionatore:<br />
Era una macchina,<br />
grande all&#8217;incirca come un magnetoscopio<br />
che permette di registrare qualsiasi suono<br />
per poi essere risuonato o manipolato.<br />
Il campionatore (sampler),<br />
come il disco in vinile,<br />
sono gli strumenti principali<br />
largamente responsabili della nascita<br />
e dello sviluppo dell&#8217;hip hop.</p>
<p>Con il campionatore ogni drum beat,<br />
ogni riff di chitarra,<br />
ogni suono che poteva essere registrato<br />
poteva essere utilizzato<br />
in una nuova composizione,<br />
una nuova contestualizzazione.</p>
<p>Oggi<br />
praticamente tutte le musiche commerciali<br />
sono state almeno in parte realizzate<br />
con un campionatore.</p>
<p>Ma l&#8217;hip hop,<br />
e altri generi basati sull&#8217;elettronica<br />
accreditanto raramente i loro campioni<br />
e l&#8217;Amen Break<br />
fu uno dei primi camionamenti di batteria<br />
a essere sperimentato.</p>
<p>Ecco uno dei primi esempi,<br />
il pezzo di Words of Wisdom<br />
del duo di New York, 3rd bass,<br />
uscito nel 1989.</p>
<p>Ed ecco un altro esempio<br />
di NWA, Straight Outta of Compton,<br />
anch&#8217;esso del 1989.</p>
<p>Ed infine ecco Mantronix<br />
con King of the Beats, nel 1990.</p>
<p>In questi casi,<br />
un semplice loop dell&#8217;Amen<br />
è stato utilizzato per creare i ritmi.<br />
Questo per dire che<br />
è un utilizzo diretto del break.</p>
<p>Con il tempo i campionatori<br />
cono diventati più complessi,<br />
e così il loro utilizzo.</p>
<p>Nel Regno Unito<br />
più o meno contemporaneamente<br />
all&#8217;uscita di Straight Outta Compton,<br />
la scena del Rave esplodeva,<br />
con musicisti e DJ<br />
che utilizzavano l&#8217;Amen Break<br />
per produrre Techno Hardcore,<br />
reggae, jungle, e drumm and bass.</p>
<p>La jungle in particolare,<br />
un melange tra reggae, le linee pesanti<br />
del bass, e breakbeats rapidi,<br />
fonda la sua estetica<br />
quasi interamente sulla decostruzione dell&#8217;Amen.</p>
<p>Questo è stato ottenuto tagliando<br />
i sei secondi di campionamente originale<br />
nelle sue percussioni individuali.</p>
<p>Questi pessi potevano essere riarrangiate<br />
e manipolate in diverse maniere<br />
per ottenere nuovi ritmi.</p>
<p>Ecco uno dei primi artisti jungle:<br />
Shy Fx, con Original Nuttah,<br />
nel 1994</p>
<p>Ed eccone un altro,<br />
di L Double e Younghead,<br />
intitolato Nwe Style,<br />
del 1996</p>
<p>Brani Amen come questi<br />
furono numerosi e disseminati<br />
su supporti di registrazione artigianale (dub-plates)</p>
<p>Queste registrazioni<br />
al contrario dei vinili industriali<br />
tipicamente incisi invece in 1000 esemplari,<br />
sono più economici da produrre<br />
e rapidi da ascoltare.</p>
<p>Un musicista potrà<br />
fare un brano Amen in una mattinata,<br />
incidere il Dub Plate in un pomeriggio,<br />
e sentirli suonare da un DJ la sera stessa.</p>
<p>Ma i dub-plates non duravano molto,<br />
e non potevano essere passati<br />
che una cinquantina di volte<br />
prima di diventare inutilizzabili.</p>
<p>Il disco che voi state ascoltando<br />
è un esempio di dub-plate.</p>
<p>In ogni caso<br />
con l&#8217;emergente popolarità della jungle<br />
una folla di artisti agitati si appropria dell&#8217;Amen<br />
in nome di una sorta di (cme alcuni dicono)<br />
posizione culturale.</p>
<p>Essi hanno spinto il livello di assurdità del suo utilizzo<br />
torturando gli arrangiamenti aldilà<br />
del punto di ballabilità e di (syncopation)<br />
in un&#8217;ottica feticista e compiacente</p>
<p>Ecco l&#8217;inglese Tom Jenkinson,<br />
detto Squarepusher,<br />
con il suo pezzo Vic Acid nel 1997</p>
<p>E l&#8217;americano Keuth Whitman &#8211; Hrvatski -<br />
con Routine Exercise, nel 1998</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Dato che la jungle e la drum n&#8217;bass<br />
durano da più di dieci anni,<br />
esse hanno ancora oggi i loro devoti fans,<br />
anche se essi basano la loro passione<br />
in parte sulla nostalgia<br />
della precedente scena inglese.</p>
<p>Trovo questo molto interessante:<br />
centinaia di pezzi,<br />
dozzine di Dj<br />
un certo numero di club e di eventi,<br />
tutta una certa sub-cultura<br />
basati su questo loop di batteria,<br />
voglio dire, basato su sei secondi del 1969.</p>
<p>Perchè questa passione per l&#8217;Amen Break?<br />
Perchè questo fascino?<br />
E&#8217; il punch della snear drum? (??)<br />
O la struttura globale del loop?</p>
<p>Manifestamente, esso sembra aver influenzato<br />
un gran numero di musicisti.</p>
<p>Ecco un altro esempio,<br />
E i più curiosi..<br />
Perry Ferell, che alcuni conosceranno<br />
come leader di Jane&#8217;s Addiction<br />
e di Porno for Pyros,<br />
fa qui un genere cover ibrida di rock-jungle<br />
dei Led Zeppelin con Whole Lotta Love</p>
<p>L&#8217;originale dei Whole Lotta Love,<br />
ironicamente,<br />
uscì nel 1969,<br />
lo stesso anno di Amen Brother.</p>
<p>In effetti, l&#8217;Amen break appare<br />
molto adattabile ad una vasta gamma<br />
di generi e di gusti musicali.</p>
<p>Allora può darsi che un importante domanda sia:<br />
dov&#8217;erano i Winstons durante tutto questo?<br />
(&#8230;)<br />
Nessuno dei membri del gruppo è stato disturbato<br />
dall&#8217;appropriazione del proprio brano, apparentemente<br />
senza consenso, dei musicisti rave e hip hop?</p>
<p>(..)</p>
<p>Durante gli anni 80<br />
quando i Dj saccheggiavano i vecchi dischi di jazz e di r&#8217;n'b<br />
alla ricerca di campioni,<br />
l&#8217;hip hop in particolare<br />
e la musica elettronica in particolare<br />
non erano i fenomeni popolari<br />
(e redditizzi)<br />
che conosciamo oggi.</p>
<p>Sembra che ci sia stata allora una breve età d&#8217;oro,<br />
quando la novità del campionamento<br />
e la frequenza alla quale veniva utilizzato<br />
come nuova tecnica<br />
crebbero più rapidamente di quanto la burocrazia del copyright<br />
non potesse garantire la legge.</p>
<p>I pezzi più vecchi<br />
si vedevano appropriati<br />
forse supponendo la loro piena disponibilità,<br />
integrandoli in nuove forme.</p>
<p>In altre parole il campionamento non<br />
è stato un semplice resuscitare il passato<br />
ma un tentativo di fare del nuovo a partire dal vecchio,<br />
una distinta strategia artistica<br />
come un&#8217;espressione creatrice essa stessa.</p>
<p>Solo quando queste forme urbane<br />
iniziano a suscitare molta attenzione,<br />
e a generare molti soldi,<br />
le persone<br />
(e principalmente le grandi case che detengono i diritti<br />
di gran parte dei cataloghi della musica americana contemporanea)<br />
cominceranno a parlare di violazione di copyright.</p>
<p>E&#8217; interessante che i Winstons<br />
(che tra l&#8217;altro esistono ancora,<br />
anche se sono di nome<br />
poichè nessuno dei membri originali<br />
suona più nel gruppo da tempo)<br />
mai avrebbero fatto causa<br />
contro le centinaia di casi di approproìiazione dell&#8217;Amen Break<br />
nel corso degli ultimi vent&#8217;anni.</p>
<p>Sembra che l&#8217;Amen,<br />
per il suo utilizzo letterale<br />
da parte di produttori e Dj del mondo intero<br />
sia diventato una sorta di &#8220;dominio pubblico&#8221;<br />
se non legalmente<br />
sicuramente culturalmente.</p>
<p>In ogni caso,<br />
durante la trasformazione della jungle<br />
da uno statuto di club underground,<br />
ad un&#8217;elettronica più aperta,<br />
(come i media amano chiamarla)<br />
un curioso seguito di eventi si è svolto.</p>
<p>Le agenzie di pubblicità, sempre alla ricerca di nuove tendenze<br />
per vendere prodotti di consumo<br />
mettendosi nella scia di &#8220;ciò che i giovani emarginati<br />
ascoltano ai nostri giorni&#8221;<br />
hanno cominciato ad utilizzare i breakbeats,<br />
incluso l&#8217;Amen,<br />
negli spot televisivi.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Notando la popolarità crescente del breakbeat<br />
e identificando un mercato crescente dei produttori commerciali<br />
di pubblicità che vorrebbero utilizzare l&#8217;Amen break,<br />
alcune società iniziano a venderlo,<br />
attraverso canali che sembrano essere completamente legali.</p>
<p>Per esempio, alla fine degli anni 90,<br />
una compagnia inglese chiamata Zero-G-Limited,<br />
comincia a vendere kit di Jungle,<br />
Cd di campionamenti,<br />
contenenti centinaia di breakbeats,<br />
compreso l&#8217;Amen.</p>
<p>Non credo ci sia molto da dire<br />
sul fatto che Zero-G si sia appropriato dell&#8217;Amen.<br />
Essi garantiscono che tutti i campionamenti del kit<br />
sono stati creati specificamente.</p>
<p>Lo stesso,<br />
in nessuna parte della loro documentazione,<br />
menzionano una licenza dell&#8217;Amen degli Winstons.</p>
<p>Abbiamo quindi qui<br />
due copyright dello stesso materiale.</p>
<p>Com&#8217;è possibile?</p>
<p>Inoltre,<br />
dal momento che posso utilizzare la loro versione dell&#8217;Amen<br />
per fare e vendere musica,<br />
non possiedo il campionamento di Amen che ho accettato da loro.<br />
Non possiedo che una licenza per utilizzarlo.</p>
<p>Quindi non posso prendere il loro Amen<br />
e poi creare e vendere il mio proprio kit di campionamenti.</p>
<p>Quindi, in qualche modo,<br />
l&#8217;Amen appartiene oggi meno agli Winston<br />
e più a compagnie come Zero-G Ltd.</p>
<p>Perchè metto questo sul tavolo?</p>
<p>Che cosa significa ai nostri occhi l&#8217;Amen break?</p>
<p>Ne parlo qui perchè penso<br />
che la sua storia sia un buon esempio<br />
per illustrare lo sviluppo<br />
e la problematica posta<br />
per il campionamento digitale<br />
in rapporto alle leggi sempre più rigorose di oggi<br />
sui copyright e sui marchi depositati.</p>
<p>Tracciare la storia dell&#8217;Amen break<br />
è traciare la storia di un breve periodo in cui<br />
gli strumenti digitali sembravano offrire<br />
un potenziale illimitato<br />
di nuove forme di espressione,<br />
o la produzione culturale,<br />
almeno musicalmente,<br />
era piena di possibilità<br />
per la possibilità di appropriarsi liberamente<br />
di un passato musicale,<br />
e creare nuove combinazioni e nuovi significati.</p>
<p>La storia dimostra che una società<br />
&#8220;libera di prendere in prestito e di costruire sul passato<br />
è culturalmente più ricca di un&#8217;altra&#8221; per<br />
citare Laurent Lessing,<br />
professore di Diritto a Stanford,<br />
avvocato della riforma dei copyrights<br />
e cofondatore del Creative Commons,<br />
un&#8217;organizzazione che offre un&#8217;alteraìnativa legale<br />
ai copyrights.</p>
<p>Più il tempo passa,<br />
più gli esempi come Amen break<br />
divengono rari o inesistenti.</p>
<p>Una corte d&#8217;appello federale<br />
a sancito nel Settembre di questo anno<br />
che i musicisti devono pagare<br />
per ogni &#8216;campionamento&#8217; fuori dal dominio pubblico<br />
indipendentemente dalla durata<br />
o dalla riconoscibilità.</p>
<p>Ma a causa dei diversi cambiamenti<br />
sulle leggi sul copyright negli stati uniti<br />
(&#8230;)<br />
praticamente tutto il prodotto culturale del 20simo<br />
secolo è stato messo fuori dalla portata del dominio pubblico,<br />
impedendone il campionamento,<br />
a meno che non si abbiano mezzi e costosi avvocati.</p>
<p>(..) non solo l&#8217;innovazione culturale si sviluppa<br />
quando il copyright è flessibile,<br />
ma succede lo stesso per il mercato ed i capitali.</p>
<p>Penso che la storia dell&#8217;utilizzo dell&#8217;Amen break lo dimostri.</p>
<p>Niente oggi,<br />
probabilmente niente da quando abbiamo scoperto il fuoco,<br />
è veramente nuovo:<br />
la cultura, come la scienza e la tecnologia,<br />
cresce per accumulazione,<br />
ogni creatore si basa sul lavoro di coloro<br />
che lo hanno preceduto.</p>
<p>L&#8217;eccessiva protezione soffoca le forze creatrici<br />
che si suppone voglia consolidare.</p></div>
<div align="center"></div>
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		<title>Gli STUDIOS</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 20:54:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[ciclicità]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[(tratto da sonhors,  traduzione italiana)

Dallo studio sperimentale della RTF al GRM: Solfeggio dell&#8217;oggetto sonoro 
Dopo la seconda guerra mondiale, la produzione musicale degli studi costruiti per la diffusione radio gioca un ruolo colossale nell’evoluzione della musica occidentale.
Nel 1948, Pierre Schaeffer (1910-1995) inventa la  “Musique concrète” nel contesto dell’arte radiofonica presso lo Studio Sperimentale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=25&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div align="center">(tratto da <font color="#666666"><font face="Arial, Helvetica, sans-serif"><font size="2"><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#000000"><i><a href="http://sonhors.free.fr/panorama/sonhors7.htm" target="_blank">sonhors</a>, </i></font></font></font></font></font></font> traduzione italiana)</div>
<div align="center"></div>
<div align="left"><b>Dallo studio sperimentale della RTF al GRM: Solfeggio dell&#8217;oggetto sonoro </b></div>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Dopo la seconda guerra mondiale, la produzione musicale degli studi costruiti per la diffusione radio gioca un ruolo colossale nell’evoluzione della musica occidentale.</font></font></font><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image1.jpg" title="image1.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image1.jpg" alt="image1.jpg" align="left" /></a><br />
<font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Nel 1948, <b>Pierre Schaeffer</b> (1910-1995) inventa la  <b>“Musique concrète”</b> nel contesto dell’arte radiofonica presso lo Studio Sperimentale della RTF (Radio Télévision Française), grazie -come dice la leggenda- alla scoperta del sillon fermé et de la cloche coupée.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Queste due rischiose esperienze avranno delle ripercussioni enormi sulle sue concezioni musicali. <b>Le sillon fermé</b> : Schaeffer scopre l’interesse musicale della ripetizione grazie al suono generato dalla rigatura accidentale di un disco a 78 giri, imprigionato in un secondo di suono. Dopo più ripetizioni, l’ascoltatore dimentica la causa che ha generato il suono e ascolta questo “oggetto sonoro” in se stesso. Così decontestualizzato, l’oggetto è riutilizzabile in situazioni differenti. <b>La cloche coupée</b> : Schaeffer preleva inavvertitamente un frammento del suono prodotto da una campana, dopo l’attacco (1) e la ripete con la tecnica del sillon fermé, modifica la sua dinamica e nota che il suono ottenuto somiglia a quello di un flautoo di un oboe. Constata allora un ribaltamento delle leggi dell’acustica riguardanti il timbro. L’espressione “musique concrète” compare ufficialmente per la prima volta nella rivista <b>“Polyphonie”</b> nel dicembre 1949. </font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Pierre Schaeffer : “Questo metodo, di composizione con elementi prelevati sul dato sonoro sperimentale, lo nomino, per la sua natura, <i>Musique Concrète, per rimarcare bene il dominio in cui ci troviamo: non più al l’anticipazione di astrazioni sonore ma dei frammenti sonori esistenti concretamente, considerati come oggetti sonori definiti e interi”.<br />
“Il materiale della musique concrète è il suono, allo stato originale, così come lo fornisce la natura, lo registrano le macchine, lo trasformano le loro manipolazioni.” </i>(2).</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">La musique concrète si basa su un materiale sonoro presistente costituito da suoni registrati davanti ad un microfono: rumore o suono strumentale. Questi sono poi modificati, manipolati, trasformati, giustapposti in studio. Da “supporto di memoria” il nastro magnetico diventa “mezzo creativo”. Per condurre a buon fine le sue esperienze, Pierre Schaeffer sarà portato a creare lui stesso i propri stumenti, come il <b>Phonogène </b>: apparecchio a nastro magnetico realizzato e brevettato nel 1951. Questo apparecchio permette di intervenire sulla velocità del nastro o sulla trasposizione. Il Phonogène esiste in due versioni, il Phonogène Cromatico (a tastiera) e il Phonogène a diapositiva.<br />
</font></font></font><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image2.jpg" title="image2.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image2.jpg" alt="image2.jpg" align="right" /></a><br />
<font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Nel 1951, il Centre d’Études Radiophoniques <b>CER</b> diventa <b>GRMC</b> (Groupe de Recherche de Musique Concrète) per condurre a buon fine le sue ricerche sulla percezione degli “Oggetti sonori”, poi nel 1958, il GRMC diventerà <b>GRM</b> (Groupe de Recherches Musicales).</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">L’anno 1951 è anche quello dell’arrivo dell’arrivo dei primi magnetofoni in Europa. Pierre Schaeffer, ingegnere e musicista al Club sperimentale della Radio Télévision Française dove realizza diversi rumoraggi e ambienti, capisce molto rapidamente che la manipolazione dei suoni e gli elementi di registrazione del suono possono dar vita ad una nuova arte. S’interessa soprattutto al loro valore sonoro, indipendentemente dalla causa o dallo strumento che li produce. <b>“Etude au chemin de fer”</b> (1948), composto a partire dalla registrazione di locomotive a vapore, utilizza infatti un giradischi e non un magnetofono, che gli permette di attaccare registrazioni tra loro, variare la velocità, l’effetto rigatura in continuo e delle registrazioni invertite. La musique concrète non può essere realizzata che in studio, la composizione diventa un atto fisico, portante sugli oggetti sonori concreti; essa offre ai musicisti un nuovo campo di ricerca, completamente indipendente dalle regole tradizionali della musica occidentale.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Pierre Schaeffer : <i>“Invitavo i compositori e gli ascoltatori a rimettere in discussione l’opposizione originaria tra suono e rumore scoprendo la musicalità potenziale dei suoni abitualmente considerati come rumori, così come trovando, nel suono preteso come puro, il rumoraggio implicito: grana del violino o della voce, presenza in una nota di piano dello shock della ripercussione sulla tavola armonica, espansione complessa dei cembali, ecc. Faremmo meglio a ricordarci che non si tratta di spiacevoli imperfezioni: queste impurità (pretese) fanno parte anche del dato musicale”.</i></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Per comprendere il lavoro di Schaeffer, è necessario prendere coscienza dell’importanza della radio nel 1948: i programmi drammatici, i romanzi d’avventura, la musica e i giornali d’informazione sono tutti radiofonici.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Il 20 giugno 1948 (3) alle 21.00, cinque studi di musique concrète, realizzati su dischi flessibili, sono diffusi sulla catena di Radio-Paris, in occasione di un programma nominato <b>“Concert de Bruits”</b> : <b>Etude “déconcertant” </b>o <b>Etude aux tourniquets, Etude “imposée” </b>o <b>Etude aux chemins de fer, Etude “concertante” </b>o <b>Etude pour orchestre, Etude “composée” </b>o <b>Etude au piano, Etude “pathétique” </b>o <b>Etude aux casseroles</b>. In seguito alle reazioni positive degli ascoltatori, Schaeffer riceve l’appoggio reçoit dell’amministrazione francese per creare uno studio alla RTF, con l’aiuto di un certo <b>Pierre Henry</b> e di <b>Jacques Poullin</b>.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">La collaborazione tra Schaeffer e Henry da vita alla famosa: <b>“Symphonie pour un homme seul”</b>(4) (1950) che è la prima opera di musique concrète data in concerto in Francia, il 18 marzo 1950. Lo sviluppo di questa musica a Parigi è contemporaneo del serialismo di <b>Boulez </b>e di <b>Barraqué</b>, ma le due forze non hanno nessun contatto. Dopo un breve passaggio al GRM, nel 1952, Pierre Boulez dichiara : <i>“Non mi interessa il mercatino delle pulci dei suoni”.</i> Pertanto realizzarà nel 1955, un magnifico pezzo elettroacustico <b>“symphonie mécanique”</b>, per l’omonimo film di Jean Mitry.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333"><br />
</font></font></font></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image3.jpg" title="image3.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image3.jpg" alt="image3.jpg" /></a></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Nel 1958, <b>Pierre Henry</b> , l’altro grande artigiano della musique concrète a fianco di Pierre Schaeffer lascia la RTF per formare il suo proprio studio indipendente: <b>APSOME</b>. Nel suo Studio privato di musica elettroacustica, costituisce un’incredibile sonoteca registrando più di 50 000 suoni (suoni di corde di piano, suoni di voci, con laringofoni, suoni di natura artificiale detti “ovale”…). Tra i suoi lavori i più interessanti, di cui alcuni fortemente impregnati di un’atmosfera lirica e tragica: <b>“Voile d’Orphée” </b>(1953), <b>“Haut-Voltage”</b> (1956), <b>“Variations pour une porte et un soupir”</b> (1963), <b>“Apocalypse de Jean”</b> (1968), <b>“Futuristie” </b>(omaggio a Russsolo e Marinetti nel 1975), <b>“Dieu”</b> (1977), senza dimenticare i jerks elettronici di <b>“Messe pour le temps présent”</b> nel 1967 con <b>Michel Colombier</b> destinati ai balletti di <b>Maurice Béjart</b> ! Venduto in 300 000 copie, questo disco permette un’intrusione della musique concrète presso il grande pubblico, e una certa sensibilizzazione. Pierre Henry comporrà anche dei pezzi di musique concrète per i film di Jean Grémillon e Jean Claude Sée.</font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Nel 1982, crea lo studio <b>SON/RE</b> sotto l’egida del Ministero della Cultura. Pierre Henry rimane ancora oggi un discepolo molto attivo della musique concrète e il suo più fervente difensore. Pierre Henry : <i>“E’ la rinascita dei suoni nascosti dopo l’infanzia che solo permette la creazione. Non mi interessa che la mia musica sia analizzata, mi sta a cuore invece che essa sia ricevuta bruta, come è”.</i> <i>“Il principio della musique concrète è la variazione. Una cellula si trasforma in un’altra cellula, poi intervengono le combinazioni, le associazioni, e le numerose possibilità di mescolanze, di polifonie (…) La “musique concrète” viene dalla fotografia, dal cinema”</i></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333"><br />
</font></font></font><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image4.jpg" title="image4.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/image4.jpg" alt="image4.jpg" align="left" /></a><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">Pierre Schaeffer lascia il GRM nel 1966, poco dopo l’uscita della sua sperimentazione <b>“Traité des objets musicaux”</b> nel quale indicizza i suoni della sua creazione secondo la loro morfologia. Quindi si consacra all’audiovisivo e alla comunicazione all’ORTF. <b>François Bayle</b> prende le redini del GRM e lì compone opere di un’estrema ricchezza poetica: “L’oiseau chanteur”, “Espaces inhabitables” o ancora “Jeïta ou le murmure des eaux”. Questi anni sono nuovamente legati allo sviluppo di nuovi sintetizzatori.</font></font></font><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333"><br />
Gli studi del GRM contano oggi più di 1200 opere al loro attivo e hanno visto passare diverse generazioni di compositori, tra cui: <b>Pierre Henry</b>, <b>François-Bernard Mâche</b>, <b>Philippe Carson</b>, <b>Jacques Lejeune, Denis Dufour, Jean Etienne Marie</b>, <b>Luc Ferrari </b>e la musique aneddotica (”Hétérozygote” &#8211; 1964, “Presque rien n°1, le lever du jour au bord de la mer” &#8211; 1970 “Symphonie pour un paysage de printemps” &#8211; 1973), <b>Ivo Malec</b>, <b>Guy Reibel</b>, <b>Bernard Parmegiani </b>(”La table des matières” &#8211; 1979, “De Natura Sonorum” &#8211; 1975), <b>Edgardo Canton, N’Guyen Van Tuong</b>, <b>François Bayle</b>, <b>Michel Chion</b>, <b>Gilles Racot, Francis Dohmont, Robert Cohen Solal </b>(5), <b>Allain Gaussin</b>, <b>Christian Zanési, Jean Schwarz, Philippe Mion… </b></font></font></font></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333">La musique concrète, diventa musica elettroacustica e -ai giorni nostri- musica acusmatica <i>“musica dei suoni invisibili”</i> secondo l’espressione di François Bayle : la sua caratteristica è di avere come supporto unico il nastro, rimpiazzato più tardi dal computer. La musica acusmatica è quella degli alto-parlanti, l’ascoltatore deve fare lui stesso il lavoro di ricomposizione. </font></font></font><a href="http://sonhors.free.fr/kronik/cederominagrm.htm"><b></b></a></p>
<p><font size="1"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font color="#333333"><a href="http://sonhors.free.fr/panorama/sonhors6.htm"><img src="http://d/Documenti/Tesi/suono/MUSIQUE%20CONCRETE/sonhors_free_fr%20-%20musique%20concrete_files/precedant.gif" align="bottom" border="0" height="20" width="20" /></a> <a href="http://sonhors.free.fr/panorama/sonhors8.htm"><img src="http://d/Documenti/Tesi/suono/MUSIQUE%20CONCRETE/sonhors_free_fr%20-%20musique%20concrete_files/suivant.gif" align="bottom" border="0" height="20" width="20" /></a></font></font></font></p>
<p><font color="#333333"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif"><font size="1">(<font face="Arial, Helvetica, sans-serif">1) L’intensità del suono si divide in quattro tappe successive: <i>1. l’attacco, 2. il decay</i> (la caduta del suono subito dopo l’attacco), <i>3. il sustain</i> (mantenimento), 4. <i>il release</i> (rilascio, estinzione)<br />
(2) Prefazione inaugurale di <b>Serge Moreux &#8211; </b>Primo ‘concert de bruits’, marzo 1950<br />
(3) allo stesso tempo (1948) hanno luogo i primi studi su banda di Louis &amp; Bebe Barron negli Stati Uniti<br />
(4) “sinfonia per un uomo solo”, solo nel senso in cui un solo uomo è al comandodi una moltitudine di suoni, componendo questa sinfonia<br />
(5) Robert Cohen-Solal conosciuto comunemente per aver creato la musica di “Shadoks” di J.Rouxel- La prima serie di 52 episodi episodi è stata trasmessa su ORTF (unica rete televisiva) nell’aprile 1968<br />
(6) prima opera del repertorio GRM, fatta con il computer (Music V) </font></font></font></font></p>
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		<title>Sperimentazioni Fotografiche</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 20:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1nce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>

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 Nel periodo storico in cui nella fotografia tutto era ancora da scoprire e il movimento era qualcosa di così inafferrabile da tormentare i sogni dei fotografi e dei ricercatori europei ed americani, Eadweard Muybridge, fotografo inglese di fama internazionale, intuì che il movimento poteva essere scomposto in una serie di immagini fisse gettando involontariamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=24&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
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<div class="snap_preview">
<p align="left"> Nel periodo storico in cui nella fotografia tutto era ancora da scoprire e il movimento era qualcosa di così inafferrabile da tormentare i sogni dei fotografi e dei ricercatori europei ed americani, <b>Eadweard Muybridge</b>, fotografo inglese di fama internazionale, intuì che il movimento poteva essere scomposto in una serie di immagini fisse gettando involontariamente una delle basi più importanti per la futura nascita del cinema.</p>
<p>Tra il 1877 e il 1878 Muybridge, portando a termine una serie di esperimenti condotti al fine di riprodurre un cavallo al galoppo ottenne delle silouhettes che mostravano tutte le fasi del movimento dell’animale.<br />
Le fotografie, la cui autenticità venne in un primo momento messa in dubbio per un ritocco poco felice dell’immagine, furono in seguito pubblicate su tutti i più importanti periodici americani ed europei.<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/cavallo.jpg" title="cavallo.jpg"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/cavallo.jpg?w=442&amp;h=357&#038;h=357" alt="cavallo.jpg" height="357" width="442" /></div>
<p></a><br />
La rivista ‘Scientific American’ presentò in prima pagina 18 disegni tratti dalle fotografie di Muybridge, invitando i lettori ad incollare le immagini su strisce e a guardarle nello <b><i>zoetrope</i></b> (1), popolare giocattolo precursore del cinematografo.<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/zoetrope.jpg" title="zoetrope.jpg"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/zoetrope.jpg?w=307&amp;h=373&#038;h=373" alt="zoetrope.jpg" height="373" width="307" /></div>
<p></a><br />
Nel 1880, con una tecnica simile Muybridge proiettò le sue immagini su uno schermo a San Francisco, utilizzando uno strumento che chiamò <i><b>zoogyroscope</b></i> (o zoopraxiscope), brevi loop in cui le sue fotografie, montate in sequenza riproducevano il movimento precedentemente scomposto.<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/muybridge_race_horse_animated.gif" title="muybridge_race_horse_animated.gif"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/muybridge_race_horse_animated.gif" alt="muybridge_race_horse_animated.gif" /></div>
<p></a><br />
<b> Etienne-Jules Marey</b>, fisiologo francese specializzato nella locomozione, ispirato dall’opera del fotografo inglese mise a punto, poco dopo, un apparecchio fotografico capace di imprimere una serie di immagini su un unica lastra ed ottenne diagrammi di movimento della figura umana o, successivamente, con un apparecchio a lastra mobile, immagini distinte.<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/marey_suit_2.gif" title="marey_suit_2.gif"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/marey_suit_2.gif" alt="marey_suit_2.gif" /></div>
<p></a><br />
Molte ricerche furono fatte sia da Marey che da Muybridge in questa direzione: otturatori controllati da un meccanismo ad orologeria, macchine fotografiche posizionate in più punti di ripresa, lastre asciutte alla gelatina e bromuro per una migliore resa dei particolari..<br />
I risultati di Muybridge furono pubblicati in 11 volumi con il nome di ‘Animal Locomotion’ che raccoglievano studi non solo sulla locomozione umana o equina ma di ogni sorta di animale, con lo scopo di creare un dizionario visivo ad uso degli artisti.</p>
<p>Contemporaneamente in Polonia, <b>Ottomar Anschütz</b>, che aveva stupito il mondo con le sue foto di cicogne in volo, costruì un apparecchio che consentiva di cogliere immagini in sequenza e proiettò le sue fotografie in movimento con un apparecchio che chiamò tachiscopio. (2)<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/tachyscope.jpg" title="tachyscope.jpg"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/tachyscope.jpg" alt="tachyscope.jpg" height="506" width="357" /></div>
<p></a><br />
Nell’ultimo decennio del diciannovesimo secolo ci fu una corsa alla sperimantazione che separatamente ma quasi di pari passo portò alla nascita del cinematografo.<br />
La soluzione tecnica arrivò con la pellicola a rullo (3).<br />
Il primo sistema a riscuotere il successo del pubblico, in America così come in Europa, fu il <b><i>Kinetoscope</i></b> (4) di <b>Thomas Alva Edison</b>. Un ciclo continuo di pellicola flessibile passava attraverso l’otturatore e la breve sequenza era continuamente ripetuta in loop. Edison era convinto che ogni invenzione dovesse avere la sua applicazione pratica ed economicamente remunerativa, così si convinse che i suoi film potevano essere utili per insegnare ai lavoratori i compiti ripetitivi della fabbrica. Solo molto tempo dopo comprese che questo sarebbe stato un medium di intrattenimento.<br />
Inoltre, nonostante la popolarità, tuttavia, questi apparecchi non soddisfacevano completamente le richieste del pubblico poichè le immagini erano troppo piccole e potevano essere viste da una sola persona alla volta.<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/kinetoscope3.jpg" title="kinetoscope3.jpg"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/kinetoscope3.jpg" alt="kinetoscope3.jpg" height="447" width="315" /></div>
<p></a><br />
Gli inventori di tutto il mondo progettarono e costuirono proiettori con i quali le pellicole di Edison ed altre potevano essere proiettate su uno schermo, come in una lanterna magica.<br />
Il primo proiettore di immediato successo fu il Cinématographe di Louis e Auguste Lumière, con il quale nel 1895 presentarono al Grand Café di Parigi un programma di brevi film con soggetti pressochè inesistenti: Scene rubate alla quotidianeità senza nessun filo conduttore. Le jardinier mostrava invece come si potesse raccontare una storia con immagini in movimento: un primo primordiale montaggio utilizzava l’accostamento di sequenze di immagini per produrre un significato.<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/t-lumiere.jpg" title="t-lumiere.jpg"></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/05/t-lumiere.jpg" alt="t-lumiere.jpg" /></div>
<p></a><br />
Sul finire del 1986 nelle maggiori città europee e americane le proiezioni con il Vitascope, l’American Biograph, il Theatrograph, il Phototachyscope, il Bioscop, il Kinetoscop ed altri, erano ormai molto diffuse.<br />
Il cinema ebbe uno sviluppo così rapido ed incredibile ed un importanza così grande che in brevissimo tempo divenne un’industria della magia e del sogno che ancora oggi coinvolge migliaia di persone.</p>
<p>(1) Era una specie di tamburo, con fessure regolari aperte sui fianchi, montato orizzontalmente su un perno che lo faceva girare. I disegni delle fasi successive del movimento, collocati all’interno del tamburo e guardati attraverso le fessure, passavano davanti agli occhi uno dopo l’altro, ma con tale rapidità che si fondevano nella mente e davano l’illusione del movimento.<br />
(2)Le diapositive erano montate sul margine estremo di un grande disco, che continuava a girare dietro la lente di un proiettore. Via via che ogni diapositiva veniva a trovarsi dietro la lente, una scintilla elettrica prodotta da un tubo Geissler ne illuminava l’immagine su un piccolo schermo.<br />
(3) Veniva inserita nella macchina fotografica e passava da una bobina alimentatrice ad una bobina d’avvolgimento in modo che si poteva sostituire la prima pellicola con una nuova assai rapidamente per esposizioni successive, al ritmo di 16 e anche più al secondo.<br />
(4) Era un proiettore per lastre flessibili, uno scrigno con un oculare attraverso il quale si vedeva, immagine per immagine, alla velocità di circa 48 fotogrammi al secondo, lo svolgersi di una pellicola positiva 35mm, in virtù di un motore elettrico posto tra una lampadina e un disco rotante a fessure. Le immagini così viste si fondevano nella mente dell’osservatore fino a dargli l’illusione del movimento.</p>
<p>riferimenti: BEAUMONT NEWHALL ‘Storia della Fotografia’ Einaudi, 1984<br />
The Early Cinema &#8211; http://chnm.gmu.edu/courses/magic/movie/movies.html</p></div>
</div>
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		<title>M.C. Escher</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 20:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1nce</dc:creator>
				<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[ciclicità]]></category>
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biografia (da biografieonline.it)

Il visionario artista olandese è nato il 17 giugno del 1898 a Leeuwarden dall’ingegnere idraulico G.A. Escher e dalla moglie di quest’ultimo, Sarah. Il suo nome completo, dal suono arcano come certe sue opere, è Maurits Cornelis Escher. Nel 1903 si trasferisce con tutta la famiglia ad Arnheim dove dal 1912 al 1918, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=23&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="entrytext">
<div class="snap_preview">
<p align="center"> <a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/sphere_escherhandlg.jpg" title="sphere_escherhandlg.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/sphere_escherhandlg.jpg?w=300&amp;h=449&#038;h=449" alt="sphere_escherhandlg.jpg" height="449" width="300" /><br />
</a><i><b>biografia </b></i>(da biografieonline.it)<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/sphere_escherhandlg.jpg" title="sphere_escherhandlg.jpg"><br />
</a></p>
<p align="left">Il visionario artista olandese è <b>nato il 17 giugno del 1898</b> a Leeuwarden dall’ingegnere idraulico G.A. Escher e dalla moglie di quest’ultimo, Sarah. Il suo nome completo, dal suono arcano come certe sue opere, è Maurits Cornelis Escher. Nel 1903 si trasferisce con tutta la famiglia ad Arnheim dove dal 1912 al 1918, frequenta il liceo con esiti disastrosi, tanto che alla prova di maturità viene addirittura respinto. “Contagiato” dalla passione per il disegno, a questo periodo, fra l’altro, si fanno risalire alcune incisioni su linoleum.Dopo grande fatica, riesce però alla fine a strappare la promozione e a conseguire il diploma. Come ogni buon artista che si rispetti, compie un viaggio in <b>Italia</b>, cosa che gli dà modo di osservare i massimi capolavori del passato e di rimanere profondamente affascinato dall’inestimabile sequenza di capolavori che ha modo di ammirare. Qui ha l’ispirazione per numerosi schizzi paesaggistici. Nello stesso anno, viene pubblicato un libretto di poesie di autori vari dal titolo “Fiori di Pasqua” che reca all’interno sue xilografie. Pochissimo portato per gli studi, come si è visto, è costretto a iscriversi alla <b>facoltà di architettura</b> per compiacere il padre, restio all’idea di non avere un figlio laureato, lui ingegnere affermato.</p>
<p align="left"><span style="color:#ff6600;"></span>Maurits si stabilisce quindi ad <b>Harlem</b> per seguire i corsi di architettura dell’università ma ben presto la passione per il disegno prende il sopravvento. Com’era facilmente prevedibile, l’architettura non lo interessa più di tanto. Resiste quindi pochi mesi, poi abbandona e si iscrive ai <b>corsi di disegno</b> di <b><i>S. Jesserun de Mesquita</i></b>, il quale ebbe un notevole influsso sul suo futuro sviluppo di artista grafico.  Si reca anche in <b>Spagna</b>, rimanendo colpito dall’Alhambra, che trova particolarmente interessante per la sua “ricchezza ornamentale” e per “la prodigiosa complessità, nonché per la concezione matematica”, riferendosi in particolare alla decorazione dei mosaici moreschi. In queste affermazioni si avvertono “in nuce”, alcune caratteristiche che poi faranno da base e da sfondo teorico a molte sue produzioni, in considerazione anche del fatto che è proprio in Spagna che scopre la tecnica dei “<b>disegni periodici</b>“, caratterizzati da una divisione regolare della superficie, una costante di certe sue illustrazioni che lo renderanno celebre ed inconfondibile, nonché simbolo di un’arte contaminata dal pensiero scientifico.</p>
<p align="left">Nel 1923 torna di nuovo in <b>Italia</b> dove incontra la sua futura moglie, la svizzera Jetta Umiker. Evidentemente, l’Italia ha su di lui un effetto calmante e rilassante ma gli porta anche fortuna poiché non solo in questo periodo la sua produzione è ispirata alla natura ma ottiene anche un notevole successo con la sua prima mostra, allestita in una città italiana, Siena. Successivamente, le sue opere vengono conosciute anche all’estero, con mostre via via sempre più numerose (fino a quella organizzata nel suo Pese natale, l’Olanda). Decide quindi di stabilirsi definitivamente in Italia, comprando casa a Roma (e anche qui ha la fortuna di vedere una mostra a lui dedicata e successo di pubblico conseguente). Comincia ad eseguire le incisioni su pezzi di legno, servendosi di blocchi dalla superficie più dura, che gli permettono di tracciare delle linee sempre più sottili. Negli anni successivi viaggia sempre più frequentemente recandosi, per esempio, in Tunisia o visitando gli Abruzzi a piedi. Nel 1929 esegue la prima litografia “Veduta di Goriano Sicoli, Abruzzi”. Diventa membro dell’associazione di artisti “<i><b>De Grafische</b></i>” e, nel 1932, del “Pulchri Studio”. Nel 1932 viene pubblicato “XXIV Emblemata dat zijn zinnebeelden” con xilografie di Escher. Nel 1934 tutte le sue opere vennero accolte favorevolmente alla Exhibition of Contemporary Prints, Century of Progress, a Chicago. Intanto, in Italia, si afferma il <b>regime fascista</b> e il paese comincia ad essere percorse da squadracce di picchiatori, camicie nere e affini.</p>
<p>A causa dell’irrespirabile clima politico, si trasferisce dunque in <b>Svizzera</b>. Nel 1938, il 6 marzo, nasce il<b> figlio </b>Jan. Escher si concentra sulle immagini interiori tralasciando la rappresentazione della natura. In seguito, definì questo anno come quello in cui maturò la svolta della sua vita: ” In Svizzera e in Belgio ho trovato molto meno interessanti sia i paesaggi che l’architettura rispetto a ciò che avevo visto nel Sud Italia. Mi sono così sentito spinto ad allontanarmi sempre di più dall’illustrazione più o meno diretta e realistica della realtà circostante. Non vi è dubbio che queste particolari circostanze sono state responsabili di aver portato alla luce le mie “<b>visioni interiori</b>“.</p>
<p>Le sue opere grafiche sono celebri per l’uso fantasmagorico degli <b>effetti ottici</b>. Il campionario sviluppato da Escher contempla le sorprese più spettacolari che vanno da illusionistici paesaggi, prospettive invertite, costruzioni geometriche minuziosamente disegnate e altro ancora, frutto della sua inesauribile vena fantastica, che incantano e sconcertano. Nelle opere di Escher, insomma, l’ambiguità visiva diventa ambiguità di significato, con la conseguenza che i concetti di positivo e negativo, corretto e scorretto sono intercambiabili. Traspaiono dall’opera e dalle invenzioni di questo artista i suoi molteplici interessi e le variegate fonti di ispirazione, che vanno dalla psicologia alla matematica, dalla poesia alla <span class="linkedbio">fantascienza</span>.</p>
<p>“<b>La metamorfosi</b>“, realizzata nel 1940 rappresenta una sorta di riassunto delle sue opere. Due anni dopo venne pubblicato “M.C. Escher en zijn experimenten”. Nel 1941 si trasferisce in Olanda, a Baarn. Dal 1948 Escher inizia invece una serie di conferenze sulla sua opera, solitamente in concomitanza di mostre personali.<br />
Nel 1954 stabilisce un primo contatto con il <b>mondo scientifico</b> grazie alla sua esposizione al Museo Stedelijk di Amsterdam, che coincide con il Congresso internazionale dei matematici..<br />
Nel 1955 il 30 aprile riceve una onorificenza reale. Dopo tre anni viene pubblicato “Divisione regolare delle superfici”,inoltre, sempre nel 1958, realizza la sua prima litografia dedicata alle sue celeberrime costruzioni impossibili : “Belvedere”.</p>
<p>Dopo una permanenza lunga in ospedale, nel 1964 viaggiò in Canada, dove viene operato di urgenza. L’anno dopo ricevette il premio della Cultura della città di Hilversum. Venne pubblicato “Simmetry of aspects of M.C. Escher’s Periodic Drawing ” .<br />
Dopo un anno, la città dell’Aia organizza una grande mostra retrospettiva per celebrare il sessantesimo compleanno di Escher.<br />
Nel 1969, in luglio realizza la sua ultima xilografia, “Serpenti”. Nel 1970 subisce un’operazione e viene ricoverato per lungo tempo in ospedale. Dopodiché si trasferisce in una casa di riposo per artisti a Iaren.<br />
Il <b>27 marzo del 1972</b> spira nella casa delle diaconesse di Hilversum.</div>
</div>
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		<title>Infinito</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 20:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1nce</dc:creator>
				<category><![CDATA[infinito]]></category>
		<category><![CDATA[moebius]]></category>
		<category><![CDATA[simbologia]]></category>

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		<description><![CDATA[

“Come l’infinito è completamente presente in ogni punto dello spazio, così tutta l’eternità è completamente presente in ogni punto del tempo. Così, dal punto di vista dell’eternità, assolutamente tutto il tempo è adesso, così come l’infinito, tutto lo spazio è qui.. Poichè tutto il tempo è adesso, ne segue che il passato e il futuro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=22&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="entrytext">
<div class="snap_preview">
<p align="center"><i><b>“Come l’infinito è completamente presente in ogni punto dello spazio, così tutta l’eternità è completamente presente in ogni punto del tempo. Così, dal punto di vista dell’eternità, assolutamente tutto il tempo è adesso, così come l’infinito, tutto lo spazio è qui.. Poichè tutto il tempo è adesso, ne segue che il passato e il futuro sono proprio delle illusioni..”<br />
</b></i></p>
<p align="right"><i>Ken Wimber</i></p>
<p align="center"><i>- simbologia -<b><br />
</b><b>L’Ouroboros</b></i><br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/ouroboros.png" title="ouroboros.png"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/ouroboros.png" alt="ouroboros.png" /></a></p>
<p>L’<b>Uroboro</b> (dal <a title="Greco">Greco</a> “<i>ουροβóρος</i>“) è un simbolo molto antico che rappresenta un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio. È un simbolo associato all’<a title="Alchimia">alchimia</a>, allo <a title="Gnosticismo">Gnosticismo</a> e all’<a title="Ermetismo">Ermetismo</a>. Rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell’<a title="Eterno ritorno">eterno ritorno</a>, e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall’inizio una volta aver raggiunto la propria fine. In alcune rappresentazioni il serpente è rappresentato mezzo bianco e mezzo nero, richiamando il simbolo dello <a title="Yin Yang">Yin Yang</a>, che illustra la natura dualistica di tutte le cose e soprattutto che gli opposti non sono in conflitto tra loro. Pare che il simbolo si ispiri alla forma della <a title="Via Lattea">Via Lattea</a>, dal momento che in alcuni antichi testi era considerata un enorme serpente di luce che risiedeva nel cielo e circondava tutta la terra.</p>
<p align="right">Estratto da “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Uroboro" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Uroboro</a>“</p>
<p align="center"><i>L’uroburos, il serpente che si morde la coda, è il simbolo dell’infinito spaziale e temporale. L’uroburos, è anche il simbolo del paradosso logico… l’uroburos, il serpente con la coda in bocca, è il prototipo del circolo vizioso. Cos’è più “vizioso” del mordere sé stessi, con l’idea presumibile di mangiar sé stessi. Il che è in fondo impossibile. La mascella non può divorar la mascella, lo stomaco non può digerire sé stesso… una buona definizione del paradosso… </i><i>Il “serpente infinito” rappresenta un uroburos che si è riunito con sé stesso. È caduto nel segno matematico dell’infinito. </i></p>
<p align="right">Wendy Doniger O’ Flaherty</p>
<p align="center"><a href="http://www.entopan.it/pagina_p.htm">EN TO PAN  Mario Serio </a>L’immagine di un serpente che si morde la coda è nota come Ouroboros (dall’identico significato in greco). Questo simbolo viene attribuito all’antica alchimista Cleopatra (da alcuni identificata con la famosa regina Cleopatra) che volle rappresentare l’unità del cosmo. “En to pan”, “Uno il Tutto”, è infatti il motto contenuto nella Crisopea di Cleopatra. La ciclicità è la metafora più immediata di questo simbolo e per derivazione anche l’eternità data dal ripetersi costante di cicli finiti. Dietro, l’idea che l’intero universo sia un’entità, un organismo unitario, di cui le singole parti, qualunque distanza le separi, sono legate tra loro in modo necessario. Il serpente si morde la coda, che è dire l’inizio e la fine coincidono, l’evoluzione rinasce incessantemente dalla sua stessa distruzione, in un movimento infinito. E’ possibile rintracciare in questo simbolo anche il principio di conservazione dell’energia, l’armonia cosmica costituita dall’eterno e ritmico alternarsi e fondersi di attività e passività. Il principio maschile e quello femminile sono fusi l’uno nell’altro in una unione primordiale e indifferenziata che ci riporta all’Androgino (dal greco aner, “uomo” e gyne, “donna”), l’essere primogenio in cui si risolve il contrasto di maschile e femminile. L’Ouroboros ci rimanda in sostanza ad una realtà unica ed ultima in cui si riscontrano gli opposti e che rappresenta l’essenza dell’intero Universo, la sua forza latente, la fusione di Uno e Tutto e del Tutto in Tutto.</p>
<p align="center">da “<a href="http://www.mednat.org/religione/dio.html" target="_blank">GUIDA ALLA SALUTE NATURALE</a>” UROBUROS, l’anello ….che “sposa”, ovvero coniuga ed unisce il maschio con la femmina… (Yang e Ynn) = (Fm + Ff) Il serpente circolare, inteso come “drago originario” che si morde la coda, l’ouroboros (ourà. “coda”, boròs: “divorante”), è un simbolo molto antico; es.: per il pensiero tradizionale cinese il Drago ed il Serpente incarnano i simboli del flusso e del riflusso esistenziale. Sostiene G. Durand che l’ouroboros “è per la coscienza mitica il grande simbolo del ciclo temporale”. Figura femminile e maschile (Ynn e Yang), fornisce “vita e morte = vita e morte = vita e morte…..), “il serpente che si morde la coda &#8211; secondo G. Bachelard &#8211; è la dialettica materiale della vita e della morte, la morte che esce dalla vita e la vita che esce dalla morte, non come i contrari della logica platonica, ma come una inversione senza fine della materia di morte o della materia di vita” Il “Serpente infinito” rappresenta un uroburos che si è riunito con sé stesso. È caduto nel segno matematico dell’InFinito, perche’ studiandolo e finalmente conoscendolo lo ha riflettuto nello specchio della materia…… cioe’ si e’ reso simile a Lui di riflesso……ecco che il verbo si fa’ carne-materia e la materia-carne riflette generando lo Spirito = Informazione che mantiene e crea l’InFinito ! “Conosci te stesso e conoscerai gli dei….” = NOSCE TE IPSUM, traduzione latina dell’iscrizione greca che compariva sul frontone del celebre tempio di Delfi: GNOTHI SEAYTON, conosci te stesso   “Voi che volete conoscere la pietra, conoscete voi stessi e la conoscerete”.   Questa è l’affermazione della legge analogica che dà, in effetti, la “chiave del mistero della Vita”.  Questo e’ il “mistero” dell’AB-BA (il “padre generante”).<font face="Arial" size="2"><b> </b></font></p>
<p align="left"><font face="Arial" size="2"><b>Bibliografia</b> per l’UROBUROS:</font> <font face="Arial" size="2"> 1) G. Durand, <i>Le strutture antropologiche dell’immaginario</i>,             Bari, Dedalo, 1972, p. 317.</font> <font face="Arial" size="2"> 2) G. Bachelard, in G. Durand, <i>op. cit.</i>, p. 317.</font> <font face="Arial" size="2"> 3) G. Durand, <i>op. cit.</i>, p. 319.</font> <font face="Arial" size="2"> 4) Fulcanelli, <i>Le dimore</i></font></p>
<p align="center"> altri links <a href="http://www.graffinrete.it/dismisura/articolo.php?a=1&amp;f=1&amp;p=9&amp;d=P">la condizione ouroborica</a></p>
<p align="center"><i><b>Il nastro di Moebius</b><br />
</i><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/moebius05.gif" title="moebius05.gif"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/moebius05.gif" alt="moebius05.gif" /></a><br />
Il nastro di moebius prende il nome dall’astronomo e matematico tedesco che lo ha inventato. E’ un oggetto semplice ed elegante ma inquietante allo stesso tempo, tanto da aver attirato l’attenzaione di matematici e artisti tra cui Escher, il quale ebbe modo di interpretarlo in una sua splendida raffigurazione. La sua costruzione è molto semplice: si tratta di una striscia a cui, prima di congiungere gli estremi viene impartita una rotazione di mezzo angolo ad un’estremità.</p>
<p align="center">links <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nastro_di_M%C3%B6bius" target="_blank">wikipedia: il nastro di moebius </a><a href="http://utenti.quipo.it/base5/topologia/moebius.htm" target="_blank">costruzione e giochi..<br />
</a><a href="http://web.unife.it/progetti/geometria/Escher_A/nastro.htm" target="_blank">web.unife.it: Escher e il nastro di Moebius</a><a href="http://utenti.quipo.it/base5/topologia/moebius.htm" target="_blank"><br />
</a></p>
<p align="center"><i><b>Il simbolo di infinito</b><br />
</i><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/compass.jpg" title="compass.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/compass.jpg" alt="compass.jpg" height="320" width="288" /></a><br />
Fra le misure geometrche è il cerchio quella che maggiormente simboleggia l’eternità: costituito da un unica linea che ritorna in se stessa, senza possibilità di distinguere in essa nè principio nè fine.<br />
<a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/inf.jpg" title="inf.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/inf.jpg" alt="inf.jpg" /></a><br />
Il simbolo dell’infinito, l’8 orizzontale è stato ideato dal matematico Jhon Wallis.</div>
</div>
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		<title>Tempo Lineare / Tempo Ciclico</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 20:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>1nce</dc:creator>
				<category><![CDATA[ciclicità]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante la visione lineare del tempo -derivata dalla tradizione ebraica e cristiana- sia attualmente la più comune e la più accreditata, per le idee di progresso e di irreversibilità ad essa inscindibilmente legate, la visione ciclica del tempo è stata per lunghissimi anni predominante.Nelle società primitive, probabilmente in base all’osservazione del movimento regolare degli astri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=20&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nonostante la visione <i>lineare</i> del tempo -derivata dalla tradizione ebraica e cristiana- sia attualmente la più comune e la più accreditata, per le idee di progresso e di irreversibilità ad essa inscindibilmente legate, la visione <i>ciclica </i>del tempo è stata per lunghissimi anni predominante.Nelle società <b>primitive</b>, probabilmente in base all’osservazione del movimento regolare degli astri celesti e della costanza dei cicli biologici, si rappresentava il tempo secondo l’immagine di una ruota o di un cerchio che ritorna su se stesso da sempre e per sempre.<br />
Come le stagioni si ripresentano sempre uguali, nulla accade che non sia già accaduto. Il futuro perpetua il passato e non c’è evento che non debba ritornare. Non esiste quindi la <i>storia </i>come succedersi unico e irreversibile di fatti irripetibili.<br />
La periodica ciclicità imlpica inoltre una <i>razionalizzazione</i> degli eventi: tutto ciò che avviene ha uno scopo, anche la morte, poichè solo la fine di un individuo permette il completamento del ciclo biologico ed è oltretutto possibile che, come la vegetazione rinasce ogni primavera, anche nell’uomo ci sia qualcosa destinato a risorgere.</p>
<p align="center"><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/ruota.gif" title="ruota.gif"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/ruota.gif" alt="ruota.gif" /></a></p>
<p>In<b> India</b> predominava una nozione del tempo completamente ciclica:<br />
l’unità primaria del tempo era definita <i>yuga</i> (era); un ciclo completo<i> (</i>o<i> mahayuga), </i>è composto da quattro ere, dove il numero quattro sta a indicare totalità o perfezione.  Il primo <i>yuga</i> di ciascun ciclo è una sorta di “età dell’oro”, poi, ogni <i>yuga</i> successivo è peggiore di quello che lo ha preceduto fino a che si arriva alla ‘grande dissoluzione’ dopodichè il ciclo ricomincia da capo.<br />
Per l’uomo, questo aspetto ciclico del tempo è visto negativamente come origine della Samsara, la ruota della vita e della morte che non smette mai di girare la ruota dell’eterna reincarnazione da cui solo lo <i>yogi</i> illuminato o il buddhista che ha compreso la verità possono sfuggire.</p>
<p align="center"><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/samsara.jpg" title="samsara.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/samsara.jpg" alt="samsara.jpg" height="354" width="354" /></a></p>
<p><i>Mircea Eliade </i>ha individuato molte altre civiltà, oltre a quella indiana,<br />
in cui esiste un mito simile a quello dell’Eterno Ritorno.</p>
<p>Anche i <b>Cinesi</b>, infatti, avevano una concezione ciclica del tempo, sebbene questa coesistesse con una concezione lineare.<br />
Alla base della concezione cinese del tempo, così come illustrata nell’ <i>I Ching</i>, il libro dei mutamenti esistevano due modelli circolari di tempo o due <i>mandala</i> del tempo: uno era la cosiddetta <i>‘Sequenza del Primo Cielo’</i> o <i>‘Disposizione Originaria’</i>: un cerchio composto da otto <i>kua</i>, i principi fondamentali di tutta l’esistenza, tra cui, a due poli opposti <i>“il creativo, che rappresenta la grande legge dell’esistenza, e il ricettivo, che mostra la sicurità del grembo materno nel quale tutto ritorna dopo aver compiuto il circolo vitale”</i> (studioso Richard Wilhelm)<br />
Un nuovo mandala del tempo, chiamato <i>‘L’ultimo cielo’ </i>o<i> ‘La disposizione del mondo’ </i>metteva il fuoco a sud al posto del cielo e l’acqua a nord al posto della terra.<br />
In conclusione il primo cielo pone l’accento sulla durata, l’ultimo cielo enfatizza il movimento ma entrambi hanno una forma circolare.</p>
<p>Il sistema astrologico cinese presenta strette analogie con i calendari <b>Maya</b> e <b>Aztechi</b>:<br />
per i Maya il tempo era una divinità e corrispondeva inoltre ad un numero e gli Aztechi anche possedevano un simile mandala del tempo.</p>
<p align="center"><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/calendario_maya_azteca.jpg" title="calendario_maya_azteca.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/calendario_maya_azteca.jpg" alt="calendario_maya_azteca.jpg" height="353" width="367" /></a></p>
<p align="left">Dopo la creazione dei quattro <i>Tezcatlipoca</i> (dio della notte, del nord, delle tentazioni, della bellezza e della guerra) seguì un periodo di equilibrio, dopodichè ciascuno di questi volle diventare sole. Ciò fu causa di lotte e mutamenti e condusse ad una visione lineare del tempo: secondo gli Aztechi “i giorni ‘modificano’ tutte le cose mentre si muovono attraverso il cielo.”<br />
Iconograficamente le divinità sono rappresentate come figurine che portano sulla schiena un numero di giorni, mesi, anni e si muovono in un’immensa sequenza circolare.</p>
<p align="center"><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/tezcatli.gif" title="tezcatli.gif"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/tezcatli.gif" alt="tezcatli.gif" height="226" width="271" /></a></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p>Anche il nostro sistema astrologico è composto da una processione circolare di immagini divine.<br />
Furono i <b>Babilonesi </b>ad iniziare ad osservare il moto delle stelle ed a raccogliere informazioni aritmetiche su di esso. Credevano all’eternità del mondo e all’esistenza di un destino prestabilito. Credevano inoltre che tutto ciò che esisteva in terra trovasse corrispondenza in ciò che succedeva in cielo. Dopo un lungo ciclo di 4 320 000 anni tutto il cielo ritorna al proprio stato iniziale.</p>
<p align="center"><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/babil.jpg" title="babil.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/babil.jpg" alt="babil.jpg" height="186" width="217" /></a></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p>Queste idee influenzarono i <b>Greci </b>dai tempi del filosofo <i>Talete di Mileto</i> (624 &#8211; 545 a.C.) e, in larga misura, il modello cosmologico del tempo ideato da <i>Platone</i> in cui Dio, per conferire all’universo il carattere eterno che a lui appartiene per sua natura, escogita un’immagine dell’eternità che procede secondo <i>Aion</i>, un tempo ‘eonico’ che si muove in un cerchio eterno.<br />
Il mito di Kronos nascerà solo in seguito.</p>
<p align="center"><a href="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/orologio.jpg" title="orologio.jpg"><img src="http://loopclock.files.wordpress.com/2007/04/orologio.jpg" alt="orologio.jpg" /></a></p>
<p align="left">Il concetto di tempo ciclico è ancora <b>oggi</b> oggetto di discussione da parte dei fisici:<br />
Nonostante la teoria più comunemente accettata sia quella secondo cui l’universo ha avuto origine dal ‘<i>big bang</i>‘ da esso si espande verso un punto finale di morte di calore, altri scienziati ritengono che l’universo sia in uno stato stazionario in cui la materia viene continuamente creata e distrutta, senza che sia possibile individuare un punto di inizio e un punto di fine.<br />
Secondo il <b><i>teorema ergodico </i></b><i>“indipendentemente dallo stato in cui l’universo finito può esistere in un dato momento, esso passerà attraverso tutti gli altri stati possibili in una determinata sequenza per ritornare in seguito allo stato di partenza.”</i></p>
<p>Non è per motivi razionali, ma sulla base dell’intuizione archetipica di un tempo ciclico, che la maggior parte degli orologi sono concepiti con forma rotonda. La forma rotonda riproduce i cicli del cielo, del tempo e della vita.</p>
<p><i><b>Fonti:</b></i><br />
<i>“I volti del tempo &#8211; ritmo e riposo, flusso e durata” di M.-L. von Franz   (red edizioni)<br />
<a href="http://www.freemasons-freemasonry.com/tempo.html" target="_blank">http://www.freemasons-freemasonry.com/tempo.html</a></i></p>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2007 11:17:57 +0000</pubDate>
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Queste pagine raccolgono -pezzo per pezzo- tutte le informazioni frammentarie e incerte che ho raccolto fino ad ora e che continuerò ad accumulare per la stesura della mia tesi su un’analisi ed una rivalutazione del loop (in quanto ciclo infinito -ma anche ripetizione-) in ambito artistico dal titolo: Next Loop: verso un utilizzo creativo della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nextloop.wordpress.com&blog=2191514&post=1&subd=nextloop&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p><i>Queste pagine raccolgono -pezzo per pezzo- tutte le informazioni frammentarie e incerte che ho raccolto fino ad ora </i><i>e che continuerò ad accumulare </i><i>per la stesura della mia tesi su un’analisi ed una rivalutazione del loop (in quanto ciclo infinito -ma anche ripetizione-) in ambito artistico dal titolo: </i><b>Next Loop: verso un utilizzo creativo della ripetizione<b>. </b></b><i></i></p>
<p><i>Dopo mesi di difficili ricerche, quello che sembrava un impossibile ed interminabile percorso ha finalmente tracciato una direzione e l&#8217;intero testo NEXT LOOP disponibile sotto <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/" target="_blank">licenza Creative Commons</a><i> </i></i><i>[sono invece protetti da copyright i testi e le immagini dei quali non detengo i diritti].</i></p>
<p><i> Sarebbe stato inutile mettere il mio bel libriccino stampato sulla mensola storta del salotto aspettando che prendesse la polvere. Spero quindi di fornire in questo modo del materiale utile per altre ricerche ma anche di stimolarvi a segnalare casi interessanti, a contattarmi per domande o risposte (che io non ho trovato).. </i><br />
<i></i></p>
<p><i>Troverete inoltre alcune trascrizioni del materiale che ho raccolto, i links alla webliografia, le schede riguardanti la filmografia e altro ancora..</i></p>
<p><i>Sono sicura che sarete rispettosi del mio lavoro e ve ne ringrazio.. se qualcuno osa impossessarsi di NEXT LOOP senza rispettare i termini della licenza, un demone malvag</i><i>io sarà inviato per fare giustizia.. chiaro??!</i></p>
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