INTRODUZIONE

La scatola di specchi.

Ero ancora abbastanza piccola quando mi chiedevo che cosa sarebbe successo se, costruendo una scatola di specchi (simile ad un dado a molte facce che avevo visto in un gioco di battaglie spaziali), vi si fosse introdotta una fonte di luce. Immaginavo sarebbe brillata per sempre, in un eterno rimando di sé stessa e che da specchio a specchio avrebbe continuato a riflettersi all’infinito.Non sono mai riuscita a costruirla, la scatola di specchi e, in ogni caso il pensiero di non poter essere all’interno di questa e di non poter quindi vedere che cosa realmente sarebbe successo scoraggiava ogni mio tentativo.
Il tunnel infinito che si crea inquadrando con una videocamera una tv che trasmette ciò che viene ripreso divenne presto il mio secondo polo d’attrazione ed in parte ancora lo è.

Mi affascinava in particolare la possibilità di introdurre variazioni che, con tempo ed angolazione leggermente differenziati, andassero ad interessare ognuno dei sempre più piccoli schermi: un movimento di macchina, una fonte di luce, un oggetto. Ciascuno di questi elementi sembrava dar vita ad imprevedibili effetti visivi.
In entrambi i casi quello che mi affascinava era -coscientemente o no- questa lunghissima stringa senza fine che ripeteva in maniera più o meno caotica e casuale la stessa immagine.

Nice to meet you, loop.

E’ stato più recentemente e per ragioni tecniche anziché per curiosità infantile che mi sono invece imbattuta nel loop.Sebbene Groundhog Day continuasse per me ad essere, inspiegabilmente, tra i films più geniali ed affascinanti, il disegno ancora non mi era chiaro, ed in realtà solo avvicinandomi a video ed animazione ho scoperto utilità, segreti e trucchi del loop.Il loop è in sostanza un ciclo in cui fine ed inizio sono così inscindibilmente legati che è impossibile individuare uno stacco. Tale ciclo, per sua natura, può potenzialmente durare in eterno poiché in esso non c’è nessuna linearità, nessun principio e nessuna fine.Trovandomi a confronto con questa nuova, sconosciuta, forma narrativa mi chiedevo se non ci fosse differenza tra un loop “obbligato” da necessità tecniche e un loop voluto, meditato e credevo che, così come non tutti i disegni sono definiti illustrazioni e non tutti i video sono corto (o lungo) metraggi non fosse giusto definire qualunque sequenza che al suo termine ricominci da capo loop, poiché il loop è qualcosa di estremamente armonioso, ponderato, calcolato, fluido.Costruito su una particolare struttura che abbandona la linearità in favore della circolarità, esso vede fondersi, nell’armonia del movimento, dell’azione, del tempo, la propria fine con il proprio inizio in un indissolubile legame che si perde nel flusso. E quando questa coincidenza tra le due estremità della linea temporale venisse a mancare il loop risulterebbe brusco, fastidioso, effetto tuttavia spesso volutamente ricercato.
La differenza, in ogni caso, tra un loop “forzato”(1) e un loop “costruito” sta nel fatto che, in quest’ultimo, pur nella violenza dello stacco, né un fotogramma in più né uno in meno disturberanno l’effetto desiderato.

Credevo davvero che il loop potesse avere ineguagliabili potenzialità creative. Solo un paio d’anni dopo, circa un anno fa cominciai così questa ricerca.

Ricomponendo il puzzle.

Mi sollevò molto scoprire che non ero la sola ad interrogarmi su questo genere di cose, né a cadere affascinata di fronte a tunnel infiniti ed eterne ripetizioni proprio mentre credevo di essermi imbarcata in un’impresa assurda e impossibile.A partire da pochi punti di riferimento che già conoscevo – Groundhog Day, le figure impossibili di Escher, le animazioni dei primordiali marchingegni precinematografici, … – cercando, collegando, scoprendo casualmente o su consiglio di qualcuno (che ringrazio calorosamente) granello dopo granello ho riempito la mia clessidra con immagini, video, film, animazioni, brani musicali, opere teatrali, antichi simboli, pensieri filosofici e ragionamenti matematici per poi capovolgerla dando vita a questo scritto.Purtroppo, per quanto abbia cercato di dare una visione abbastanza globale, non c’era spazio qui per sviluppare tutti gli argomenti. Ho dovuto per questo motivo limitare lo spettro all’ambito artistico pur cercando di suggerire, in ogni caso, alcuni spunti di approfondimento in campo filosofico, culturale e scientifico-matematico.

A che scopo?

Tutto ha origine da una lunga riflessione sulle caratteristiche così come sulle potenzialità di un aspetto della temporalità spesso ignorato, sottovalutato o evitato.Il loop, in quanto ciclo infinito, è un serbatoio di infinite possibilità: l’evento può ripetersi infinite volte allo stesso modo o mutare, in infiniti modi diversi, prendere infinite direzioni, esplorare infiniti spazi.La ripetizione di una stessa situazione, evento, lasso di tempo, non solo isola quel momento -anche brevissimo- dallo scorrere del tempo, ma lo porta alla nostra attenzione conferendogli una certa importanza. Il rivedere qualcosa di già visto ci rende inoltre più attenti, più consapevoli dell’evento e della situazione, più partecipi. Notiamo i particolari, ci sentiamo parte del “gioco”, immaginiamo quello che sta per succedere o quello che sta per non succedere, ci meravigliamo, ci immedesimiamo, partecipiamo alla rappresentazione in un modo molto diverso rispetto a quello con cui partecipiamo ad una rappresentazione lineare.Il loop imprime nella memoria qualcosa che altrimenti sarebbe passato troppo velocemente. Dona al tempo la capacità di espandersi per un momento e di lasciarci cogliere tutto ciò che solitamente perdiamo.Eppure gran parte dell’umanità moderna considera negativo, piatto, noioso qualcosa che è ripetitivo.
Il tempo ciclico non ammette progresso, è per questo che forse la ciclicità è così inquietante. E’ impossibile ragiungere grandi obiettivi quando si è chiusi in un piccolo anello di tempo.
Spesso una svolta implica un passo coraggioso che minaccia di rompere l’anello della giornata abituale, della vita abituale (nel bene o nel male). Non tutti corrono il rischio quando arriva il loro momento. I più, anzi, preferiscono prendere l’occasione per salvaguardare il loro proprio ciclo vitale.

Non c’è niente di grave in fondo, la natura (umanità compresa) è fatta di cicli, tanti piccoli loop, più o meno evidenti: il giorno e la notte, le quattro stagioni, l’alta e la bassa marea, le fasi lunari, il movimento di tutti gli animali (camminata, corsa, volo, nuoto, …), il respiro, il battito del cuore, la vita e la morte.

E nel campo della filosofia e dell’arte qualcuno sembra aver analizzato, studiato, esplorato, apprezzato le qualità del tempo ciclico: dalla teoria dell’Eterno Ritorno di Nietzsche ad Escher, dalla musica alla videoarte, al cinema e all’animazione la ciclicità è divenuta sempre più una possibilità, una caratteristica, un nuovo elemento con cui giocare, costruire, comunicare.

In quasi tutti i campi dell’arte si è sperimentato in questo senso: nella musica, nel sound design, nella videoarte e nell’installazione; in pittura, in illustrazione e in fotografia e nell’arte frattale, nella net-art, nel teatro e nell’arte performativa, nel cinema e nell’animazione.

Il loop da aspetto tecnico si trasfoma in un campo da esplorare, al pari dell’immagine, del suono, del tempo e dello spazio.

Ringrazio.

Ringrazio Massimo Cittadini per la passione ed il preziosissimo contributo che ha donato a questo lavoro, Daniele Bertolla per il sostegno, la pazienza e l’indispensabile assistenza tecnica, Stefano Tambellini per l’insostituibile collaborazione, la famiglia Bertolla e Tambellini per l’aiuto ed il sostegno, i miei compagni d’Accademia ed in particolare Rosaria Pepe, Annalisa Schiavone, Nicola Lazzoni, Alessio Antoniazzi, Sonia Fulignati, Ernesto Fialdini, per i consigli che mi sono stati e che mi saranno preziosi, Fabio Amerio, Mauro Lupone, Josh Sommers, Cayusa, AB-, Gadl, Bill Brown, per la disponibilità, Oberon e Dafne per il sostegno morale

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(1) Con questo termine si intende quel tipodi loop generato dall’arbitraria ripetizione di un qualunque video non concepito per essere loop.


4 Risposte to “INTRODUZIONE”

  1. Nice ma grazieeee… ho letto solo ora che faccio parte dei tuoi bellissimi ringraziamenti:-)

    Non dovevi… sono più io che devo ringraziare te per l’aiuto ed il sostegno che mi hai dato ormai quasi 1 anno fa durante la mia tesi.. per l’amicizia che sempre mi porterò dentro:-)

  2. Ma sì che dovevo!! Sei stata gentile e di grandissimo aiuto.. non ne sarei mai venuta a capo da tutte quelle questioni filosofiche (.. et buroCrATIche!!) ;) .. Un baciottolo grandissimo e ancora grazie

  3. ciao
    sono rimasta colpita da questo tuo interessantissimo blog.
    leggendo quello che hai snocciolato con tanta passione mi hai permesso di comprendere qualcosa di cui non avevo cosciente concezione prima, l’infinito ripetersi. a questo proposito mi è balenata in mente il deja vou, un momento in cui ci pare di rivivere delle azioni, che il nostro cervello legge come identiche e già fatte non perchè azioni meccaniche o semplicemente abitudinarie, bensì perchè uguali. allora io mi chiedo se non possa apparire come un ripetersi di un ciclo infinito in cui noi ci troviamo coinvolti….forse è solo una curiosità stupida vista la mia ignoranza sull’argomento, ma speravo potessi chiarirmi questa idea se mai ti fossi posta anche tu il problema.grazie

  4. Ti ringrazio per i complimenti..
    Si il deja-vu è un tema interessante ma molto molto complesso. Personalmente credo che, se si crede che la teoria dell’infinita ripetizione degli eventi sia fondata, abbia un senso credere anche che il deja-vu sia in qualche modo una memoria delle precedenti esperienze..

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