1. UN CICLO INFINITO
Ricomponendo il puzzle a partire dalla storia, dalla scienza e dalla filosofia.
Il loop è un ciclo, una sorta di anello in cui la fine si ricongiunge all’inizio in un eterno scorrere tra i due punti.
In molti casi tale congiunzione tra le estremità si perde nella fluidità dell’azione. Esiste una vasta serie di casi in cui i loop, concepiti per essere tali, cercano in ogni modo di dare un senso anche plastico o narrativo alla ciclicità adattando la sequenza alla nuova esigenza temporale. Altri esempi ci mostrano invece collegamenti del tutto evidenti, privi di ogni accortezza, realizzati allo scopo di suscitare volutamente fastidio o senso di brusca interruzione oppure in atteggiamento di semplice rassegnazione ad un’esigenza o ad un limite tecnico obbligato.
Si può indubbiamente dire che il loop sia, innanzitutto, ripetizione: ogni passaggio riproduce in maniera del tutto identica il primo in modo tale che alla fine il ciclo risulti essere costituito da una serie di copie del primo elemento, riprodotte una di seguito all’altra senza visibili interruzioni.
Una volta chiuso il cerchio tra fine ed inizio non c’è dunque possibilità di fuga né di variazione, o almeno in linea teorica, non dovrebbe…
Intervenendo su questo elemento fondamentale sarebbe quindi logico pensare che tutti gli altri, a ruota, vadano ad assumere lo stesso cambiamento uniformandosi di nuovo al primo. Ma che succederebbe se, intervenendo anche in misura minima sul primo blocco, si scatenasse una reazione a catena che sviluppandosi in tutti gli altri portasse ad esiti completamente imprevedibili e casuali?
Non sarebbe più possibile parlare di loop?
In parte no, è vero, perché verrebbe a mancare il carattere di identicità delle ripetizioni ma non rimarrebbe comunque un evidente ripetersi della situazione assolutamente assimilabile al primo modello? Non rimarrebbe in ogni caso un ciclo temporale, percepito in quanto tale, sebbene esso presenti ora una variazione?

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